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ARTRITE GIOVANILE COME RICONOSCERLA

L'esame del medico e la storia clinica fondamentali per una diagnosi tempestiva.
MILANO - Sarà soltanto un dolore al ginocchio, magari uno di quelli «di crescita» tipici dei bambini? Oppure c'è qualcosa di più? Il problema che potrebbe nascondersi dietro un dolore persistente a un'articolazione è l'artrite giovanile idiopatica, una malattia rara che colpisce 80-90 bimbi su 100mila. Per riconoscerla, secondo la revisione di diversi studi scientifici sull'argomento da poco pubblicata sul Journal of the Academy of Orthopaedic Surgeons, quel che conta è la valutazione della storia clinica del bambino e un attento esame da parte del medico, ancor più di test di laboratorio, radiografie o altri esami.

SINTOMI – L'artrite giovanile è una malattia autoimmune, in cui cioè il sistema immunitario reagisce contro tessuti dell'organismo stesso, e compare prima dei 16 anni ma non è ereditaria, anche se sembrano esistere fattori genetici che ne favoriscono la comparsa. I sintomi sono la rigidità delle articolazioni al mattino, che poi si riduce con il passare delle ore, dolori e gonfiori, limitazione nelle capacità di movimento, febbri alte ed eruzioni cutanee, perdita di peso, stanchezza o irritabilità, disturbi della vista. «Questi sintomi possono anche non essere presenti: capita spesso che l'unico segno della malattia sia un'articolazione gonfia che non guarisce dopo un piccolo trauma – spiega Marilynn Punaro, autrice della revisione e reumatologa all'ospedale pediatrico Scottish Rite di Dallas, in Texas –. La diagnosi è tutta questione di valutazione delle caratteristiche del paziente: non esiste un test specifico che per certo indichi la presenza o assenza dell'artrite giovanile, bisogna andare per esclusione di altre malattie».

DIAGNOSI – L'iter diagnostico, secondo i ricercatori statunitensi, deve prevedere soprattutto la valutazione clinica del bambino: i test di laboratorio disponibili possono essere d'aiuto per la conferma, ma danno spesso falsi positivi e pure le tecniche di analisi d'immagine non sembrano utili per lo screening della malattia. Il primo passo, quindi, è la valutazione attenta di tutti i sintomi del paziente e della sua storia clinica. «Bisogna considerare non solo l'articolazione dolente indicata dal bimbo, ma tutte le articolazioni periferiche – dice Punaro –. Se il bimbo ha fra uno e tre anni, è probabile che si tratti di un'artrite che riguarda poche articolazioni: per questo è fondamentale analizzarle a fondo tutte. La sola presenza di un'articolazione rossa e dolorante non è indicativa di artrite giovanile, bisogna chiedere al bimbo o ai suoi genitori quali altri sintomi ci sono, come si sente quando deve muoversi e così via.È anche importante escludere tutte le altre cause di infiammazione delle articolazioni, e accertarsi che il problema perduri da almeno 6 settimane per essere considerato una condizione cronica». Poi, a conferma, si possono fare i test di laboratorio: la parte più importante, in ogni caso, resta la visita medica. «Una diagnosi tempestiva è importantissima – sottolinea la reumatologa –. Se l'artrite giovanile resta senza cure per mesi o anni si possono instaurare disabilità permanenti, problemi di crescita, deformità articolari. Oggi ci sono possibilità terapeutiche buone, che riescono a ridurre l'infiammazione delle articolazioni mantenendone la funzionalità. Anche la fisioterapia aiuta molto e tanti bimbi possono arrivare a una qualità della vita davvero buona e alla remissione completa dei sintomi. L'essenziale è fare una diagnosi precoce», conclude Punaro.

Elena Meli
23 aprile 2011
da "Corriere Salute"

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