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ARTRITE REUMATOIDE ALL'ESORDIO

ARTRITE REUMATOIDE ALL'ESORDIO - MALATTIE REUMATICHE

Uno studio pubblicato su Arthritis Research & Therapy ha dimostrato come la presenza di comorbidità sia un evento comune nei pazienti con artrite reumatoide (AR) all'esordio, e come il loro numero possa aumentare in 5 anni di osservazione, a suggerire come l'infiammazione possa giocare un ruolo chiave nel contesto non solo della malattia principale ma anche delle malattie concomitanti.

E' noto come i pazienti con AR soffrano di comorbidità che contribuiscono ad una riduzione della sopravvivenza: “L'infiammazione – ricordano gli autori nell'introduzione allo studio – è importante per lo sviluppo di malattia CV, ma poco si sa sulla sua relazione con le altre comorbilità”.
Di qui il razionale dello studio, che ha approfondito il ruolo dell'infiammazione per lo sviluppo di nuove comorbilità in presenza di AR all'esordio.

A tal scopo, è stato inizialmente identificato dai ricercatori un gruppo di 726 pazienti con AR all'esordio all'interno del Registro Svedere dei casi di AR iniziale, inseriti nel registro dal 1995 al 2012.
Nonostante 52 pazienti siano deceduti durante il follow-up, sono risultati disponibili per l'analisi i dati relativi agli pazienti seguiti per 5 anni. Questi erano stati sottoposti a visite periodiche di monitoraggio effettuate a 6, 12, 18, 24, 36 e 60 mesi.

I ricercatori hanno passato in rassegna le cartelle cliniche relative ai pazienti inclusi nel follow-up e somministrato, sia al'inizio che alla fine del periodo di follow-up. un questionario compilato a cura dei pazienti, relativo alle comorbidità.

Malattia cardiaca, polmonare, neurologica, endocrina, renale, epatica, gastrointestinale, oncologica, immunitaria sono state le comorbidità più frequentemente riportate dal campione di pazienti con AR all'esordio incluso nello studio. Il trattamento con tiroxina o con un farmaco anti-ipertensivo sono stati considerati come un'evidenza della presenza, rispettivamente, di ipotiroidismo e di ipertensione.

I risultati dell'analisi hanno mostrato che il 53,2% dei pazienti era affetto da una o più comorbidità già all'inizio dello studio.
L'ipertensione è risultata essere la comorbidità più frequente, essendo stata documentata in più di un paziente su 4 (27,3%). La BPCO, invece, è stata rilevata nel 13,9% dei pazienti, il diabete nell'8%, l'ipotiroidismo nel 6,3% mentre le neoplasie nel 5% dei pazienti inclusi nel campione.

Dopo 5 anni di follow-up, la situazione è ulteriormente peggiorata, con lo sviluppo di nuove comorbilità nel 41% dei pazienti: a fronte di un 27,8% di pazienti che ha mantenuto o sviluppato una nuova comorbidità, il 9,1% è andato incontro a 2 comorbilità, il 3,4% a 3 e lo 0,7% a 4 comorbilità.
Le neo comorbilità più frequenti sono risultate essere l'ipertensione (15,1%), le neoplasie (7,6%), lostroke/TIA (5,1%), l'infarto del miocardio (4,3%) e l'osteoporosi (3,7%).

L'età all'insorgenza di malattia, un innalzamento dei valori della VES all'inclusione, un trattamento pregresso con glucocorticoidi (GC; p<0,001 per tutti), l'AR extra-articolare (Ex-RA; p<0,001), il punteggio DAS28 (area sotto la curva) a 24 mesi (p<0,05), una storia pregressa di abitudine al fumo all'inclusione (p=0,058) e l'appartenenza al sesso maschile (p<0,01) sono stati associati con l'insorgenza di una qualsiasi nuova comorbilità a 5 anni.
Il trattamento con farmaci biologici, invece, ha ridotto il rischio (p<0,05).

In un modello di regressione logistica multipla, è emerso che la VES all'inclusione nello studio era associata all'insorgenza di una nuova comorbilità a 5 anni, dopo correzione dei dati in base all'età, al sesso, allo status di fumatore e al trattamento con GC.

In un modello simile, inoltre,  l'Ex-RA è risultata associata con una nuova comorbilità alla fine dei 5 anni di follow-up.

In conclusione, lo studio ha documentato come sia frequente il riscontro di comorbilità in pazienti con AR di recente insorgenza e come sia considerevole lo sviluppo di nuove comorbilità dopo 5 anni di malattia.

Inoltre, è stato osservato come l'attività infiammatoria, sia in fase di insorgenza di AR che in corso di malattia, si associ all'insorgenza di nuove comorbilità durante il periodo di follow-up e tenda a predire con migliore efficacia l'insorgenza di malattia endocrina ma non di comorbilità polmonare (a differenza dello status di fumatore, limitatamente alla patologia comorbida polmonare.

“Pertanto – concludono gli autori – nella pratica clinica quotidiana dovrebbe essere trattata l'attività di AR non solo per prevenire la degenerazione articolare ma anche le specifiche condizioni di comorbilità associate. Di qui la necessità di adottare, nell'ottica sopra menzionata, azioni preventive atte a modificare stili di vita a rischio, come l'abitudine al fumo”.


Nicola Casella

www.Pharmastar.it  (Febbraio 2016)

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