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ARTRITE REUMATOIDE: LE DONNE SENZA FIGLI SI AMMALANO PRIMA

La diagnosi arriva in media cinque anni prima rispetto a chi ha prole

MILANO - Avere uno o più bambini «protegge» dall'artrite reumatoide e da malattie come la spondilite anchilosante o l'artrite psoriasica: lo dimostrano dati presentati all'ultimo congresso dell'European League Against Rheumatism da un gruppo di scienziati norvegesi, secondo cui nelle donne che non hanno figli la diagnosi arriva in media cinque anni prima rispetto a quelle con prole.

LO STUDIO – Marianne Wallenius, la responsabile della ricerca, ha coinvolto 557 donne fra 18 e 45 anni, tutte con una diagnosi di artrite cronica arrivata prima dell'età della menopausa. La Wallenius ha analizzato i dati relativi alle loro patologie per capire se vi fosse una correlazione fra il momento della diagnosi e l'aver dato o meno alla luce un bimbo. I risultati dimostrano che l'associazione esiste eccome: le donne senza figli si ammalavano e avevano la diagnosi in media a 26 anni, quelle con almeno un bimbo a 31. Cinque anni in più senza malattia, con una differenza che è rimasta significativa anche considerando l'abitudine al fumo (simile fra i due gruppi) o il livello di istruzione (più elevato nelle nullipare). Il fattore reumatoide, un autoanticorpo non sempre associato all'artrite reumatoide, è invece meno presente nelle donne senza figli: si trova nel sangue del 37 per cento di loro, mentre le donne con figli ce l'hanno nel 41 per cento dei casi. Una differenza che non è significativa, ma che secondo Wallenius potrebbe indicare una maggiore predisposizione delle donne con figli a sviluppare artrite. Come dire, la presenza di un figlio può predisporre alla malattia ma allo stesso tempo mette in moto meccanismi che la tengono ferma più a lungo.

PROTEZIONE – Carlomaurizio Montecucco, presidente della Società Italiana di Reumatologia dubita del dato sul fattore reumatoide: «Non me lo spiego granché, ma gli studi presentati ai congressi in linea di massima vanno presi con le pinze: non sono sottoposti al vaglio approfondito per verificarne la correttezza metodologica come accade nel caso dei lavori pubblicati su riviste scientifiche, i dati vanno perciò sempre riconfermati. Detto ciò – prosegue il reumatologo – che la gravidanza abbia un effetto protettivo e crei una sorta di “sospensione” del rischio di sviluppare artrite reumatoide non mi sorprende: durante la gravidanza oltre il 75 per cento delle pazienti migliora, perciò qualcuno dei complessi meccanismi ormonali in atto durante i nove mesi ha evidentemente un'azione positiva sulle malattie reumatiche». La Wallenius aggiunge: «I motivi alla base di ciò che abbiamo osservato restano da chiarire. Le artriti croniche sono più frequenti proprio nelle donne in età fertile: i nostri dati dimostrano che gravidanza e allattamento possono però ritardarne la comparsa», conclude la ricercatrice.

Elena Meli
19 luglio 2009(ultima modifica: 28 luglio 2009)

da Corriere Salute

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