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ATTENTI AI RISCHI DEI PRODOTTI DA BANCO

Negli Usa «stretta» sui foglietti illustrativi degli antinfiammatori che non richiedono prescrizione
La Food and Drug Administration americana bacchetta le case farmaceutiche: i rischi legati all’uso degli antidolorifici e degli antinfiammatori vanno messi in maggiore evidenza
MILANO - La Food and Drug Administration americana bacchetta le case farmaceutiche: i rischi legati all’uso degli antidolorifici e degli antinfiammatori vanno messi in maggiore evidenza. Scatole e flaconi contenenti paracetamolo o medicinali della famiglia dei FANS, i farmaci antinfiammatori non steroidei, dovranno d’ora in poi indicare chiaramente, già sull’etichetta, la presenza di queste sostanze, sottolineando i pericoli legati a un loro uso eccessivo o scorretto. Le medicine in questione sono infatti tra i prodotti da banco più diffusi e si prendono con facilità, anche senza ricetta del medico, per una serie sconfinata di disturbi, dal mal di testa all’influenza, dal mal di denti ai dolori mestruali. Spesso poi sono contenute in rimedi per raffreddore e influenza costituiti da miscele di più farmaci, per cui è ancora più difficile sapere esattamente quanto si prende di ogni principio attivo.

REGOLE DIVERSE - «Diversamente da ciò che accade in Europa, dove le agenzie regolatrici intervengono in prima persona nella stesura dei foglietti illustrativi allegati ai farmaci, negli Stati Uniti questi sono sotto la responsabilità delle aziende e la Food and Drug Administration, l’ente di controllo governativo, si limita a sorvegliare sul loro contenuto» spiega Mauro Venegoni, responsabile dell’Ufficio di farmacovigilanza dell’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco. E in questo caso la FDA ha ritenuto che gli aggiornamenti effettuati volontariamente dalle case produttrici negli ultimi anni non fossero sufficientemente esaurienti.

RISCHI - Per quanto riguarda gli antinfiammatori il rischio è soprattutto quello di provocare sanguinamenti dallo stomaco, che si possono manifestare con un dolore forte e persistente o con la presenza del sangue stesso nel vomito o nelle feci, che diventano nere. «Un rischio che aumenta oltre i 60 anni di età oppure se si soffre di ulcera o di disturbi della coagulazione del sangue. Il pericolo aumenta anche se si prendono altri farmaci, per esempio l’aspirina prescritta dal cardiologo per fluidificare il sangue o la warfarina per evitare trombi ed emboli» ha precisato Matthew Holman, a nome dell’agenzia statunitense. Se questi effetti collaterali sono talvolta trascurati ma in teoria ben noti, è meno evidente all’opinione pubblica che anche il paracetamolo, somministrato anche ai neonati in caso di febbre e dolore, non è proprio acqua fresca. «Molti sottovalutano i rischi di danni al fegato anche gravi e perfino mortali che questo prodotto così comune può provocare e che invece la FDA ha voluto sottolineare» sostiene l’esperto italiano. Il pericolo, anche in questo caso, può dipendere dal fatto di assumere contemporaneamente altri medicinali, ma la fama rassicurante del farmaco incoraggia anche a eccedere nelle dosi: «Col fatto che è disponibile nella formulazione da 1 grammo, è facile superare la soglia di sicurezza, che è di soli 3 grammi» commenta Venegoni, che prosegue: «Se poi si aggiungono altri medicinali, come può accadere quando non si sta bene, l’effetto sul fegato si amplifica, tanto più se di base ci sono già malattie epatiche note o ancora sconosciute».

ASSOCIAZIONI PERICOLOSE - La FDA mette in guardia anche dai rimedi casalinghi a base di alcol: se oltre ad abbassare la febbre con il paracetamolo si cerca di combattere i sintomi del raffreddore con un cognac o un grappino, la probabilità che il farmaco danneggi il fegato aumenta ancora di più. Per rischiare grosso basta aggiungere al medicinale tre drink al giorno. Un’eventualità comune: la medicina per il mal di testa, una lattina di birra per rinfrescarsi, un bicchiere di vino a tavola e un liquorino dopo cena.

Roberta Villa
15 maggio 2009

Fonte: http://www.corriere.it/salute/reumatologia...44f02aabc.shtml

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