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CONGRESSO DI MALTA

CONGRESSO DI MALTA - MALATTIE REUMATICHE
IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE UN DIALOGO DA COSTRUIRE.

Mi chiamo Stefano sono nato nel 1964 e dall’età di 21 anni sono affetto dall'Artrite reumatoide.
Sono l'amministratore del sito reumatoide.it e del relativo forum; ad esso affluiscono centinaia, migliaia di malati reumatici bisognosi di una parola di un consiglio. Nel forum, i malati si confrontano, si parlano e devo ammettere che da esso la figura del medico ne esce malconcia.
Noi malati vogliamo medici capaci di vedere il lato umano, basta!!! valutare il malato come e solo, fonte di guadagno vogliamo medici umili ed unici.

In questi anni ho conosciuto moltissimi medici; con loro ho condiviso momenti difficili e momenti felici, con alcuni ho instaurato un ottimo rapporto con altri ho incontrato difficoltà di relazione.
Ma se vogliamo analizzare la questione occorre valutare nella sua globalità il rapporto medico - paziente, cogliendo tutte le sfumature ad esso correlate.
I pazienti si dividono in due grandi gruppi, PAZIENTI OCCASIONALI e PAZIENTI CRONICI, infatti durante l'iter diagnostico il paziente si incontra con diversi medici e in luoghi differenti: in questi incontri, la relazione può avere diversa durata (lunga come nel rapporto con il medico di base o al specialista in caso di patologia cronica , breve come quella con i medici ospedalieri, del tutto occasionale come quella con il radiologo etc) di tipo eterogenea (paziente ospedalizzato, ambulatoriale, a pagamento ecc.) e persino scopi discordanti (pazienti sottoposti a sperimentazione terapeutica, medici orientati agli interessi della società piuttosto che a quelli del singolo paziente).
E' evidente come il trattamento continuativo di un soggetto metta a dura prova il rapporto tra medico e paziente; la lunga durata del rapporto, l'impossibilità di raggiungere la guarigione, il rischio di terapie pesanti e con notevoli effetti collaterali, la lenta evoluzione della patologia, sono elementi che contribuiscono a rendere insofferente il paziente nel rapporto con l'operatore sanitario.
Qui di seguito elenco quattro atteggiamenti che generalmente il medico assume nei confronti del paziente affetto da una patologia cronica:

Approccio conciliativo
In questo tipo di rapporto il medico rinuncia alla sua responsabilità, essendo il malato stesso a giocare il ruolo preponderante. Nessuna scelta viene forzata, ma è evidente che il risultato finale risente molto della poca partecipazione del medico nelle scelte terapeutiche.

Approccio persuasivo.
Il medico è il regista, tutte le scelte sono prese a senso unico.
Tale rapporto è possibile solo il paziente ha piena fiducia nello specialista.

Approccio tecnico
Il medico specialista spiega nella maniera più chiara possibile cosa può fare la medicina tradizionale con i benefici ed i relativi costi. Sta poi al paziente decidere la strada da percorrere.

Approccio cooperativo
Il medico e il paziente tendono a creare un'alleanza. Le terapie vengono scelte di comune accordo sempre nell'interesse del paziente.

L'informazione è essenziale, il medico deve abbandonare il medichese e spiegare al malato cosa l'affligge, con parole chiare sottolineando l'importanza della terapia consigliata, tale omissione comporterebbe casi simili al quel signore di Bologna che sottovalutata la diagnosi e letto le controindicazioni del farmaco (Methotrexate), non lo assume compromettendo di fatto l'esito della patologia.
Non è semplice accettare una patologia cronica, io stesso metabolizzai a fatica la parola Artrite Reumatoide, ricordo la mia prima visita, fredda, glaciale; il medico esclama Artrite reumatoide, quella strana parola mi confondeva non capivo cosa fosse; il reumatologo categorico mi disse: avrei preferito 10 ernie del disco e 20 menischi.
Ricordo il ritorno a casa, non capivo cosa avevo, ma sapevo che la questione era complicata ero confuso e allo stesso tempo spaventato.
Ora a freddo rilevo molti errori nello specialista, errori nell'approccio umano, psicologico.
Il medico deve saper ascoltare (le interpretazioni del paziente, i vissuti emotivi, i sintomi, le paure, le delusioni), qual è la sua vita (la famiglia, il lavoro, l'ambiente sociale in cui vive).
Deve essere neutro, senza pregiudizi nei confronti del paziente, del suo stile di vita.
Deve essere disponibile, comunicare con il paziente nel linguaggio più chiaro possibile, spiegare dettagliatamente cosa l'ha colpito e le possibilità terapeutiche. La chiarezza e la verità sono fondamentali, il paziente deve sapere, deve aver fiducia nel medico perché il medico da quel preciso istante è il suo punto di riferimento.
Il medico deve essere reperibile, importante è assicurare un collegamento al malato di tipo continuativo e non occasionale, la sensazione d'isolamento è una costante nella vita del malato reumatico.
Il medico deve valutare nell'insieme i problemi del paziente, e se necessario deve saper valutare il momento in cui è necessario affiancare anche altre figure professionali: il psicologo, l'ortopedico, il fisioterapista; figure di assoluta importanza nel campo reumatologico.
Oggi la medicina attraversa un momento magico, ma che rileva aspetti contrastanti. Il progresso tecnologico ha favorito e se vogliamo, semplificato il lavoro dello specialista, dalla diagnosi al monitoraggio della terapia, minando di fatto la capacità diagnostica del medico al letto del malato.
Gli stessi medici di base, si sono disabituati nelle loro attività professionali, a valutazioni senza ricorrere all'aiuto diagnostico effettuato con strumenti di ultima generazione (tac, risonanza magnetica ecc.). Rivalutare la figura del medico di base è di primaria importanza soprattutto nella diagnosi di malattie croniche, ove è fondamentale una diagnosi rapida affinché si intraprenda nel più breve tempo possibile una terapia mirata.
La scarsa preparazione induce in errori gravi, come quelli di una malata che, bisognosa della ricetta dopo la prescrizione dello specialista, si reca dal medico di base, che erroneamente trascrive 25 mg anziché 2,5 mg di cortisone. Lei stessa dopo due mesi a dosi massicce di cortisone si accorge del tragico errore, ma pensate a quanti anziani soli in casa e incapaci nella lettura di un ricettario…..
Instaurare un rapporto di piena fiducia tra medico e paziente è fondamentale, un rapporto di tipo esclusivamente tecnico è pericoloso e minato dalle continue ricerche terapeutiche dette non convenzionali, il malato cioè non vedendo progressi o miglioramenti, per paura anche degli effetti collateali dei farmaci tradizionali, ricerca una terapia (naturale) che va in contrasto con le cure tradizionali o peggio ancora sospendendo le terapie tradizionali con effetti devastanti sulla patologia in corso.
Occorre rivalutare la figura del medico di base, offrendogli la possibilità di migliorare la propria conoscenza con corsi di aggiornamento, oggi al medico di base ci si rivolge esclusivamente per la prescrizione di ricette di medicinali e esami diagnostici prescritti dallo stesso specialista; occorre invece integrare le due figure professionali avvicinandole al paziente affinché si instauri un rapporto di piena fiducia e stima.

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