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CORONAVIRUS: QUALI TUTELE SUL LAVORO PER I MALATI RARI

CORONAVIRUS: QUALI TUTELE SUL LAVORO PER I MALATI RARI - MALATTIE REUMATICHE

Mentre i numeri dei contagiati da COVID-19 non accennano a diminuire, è certamente chiara a tutti la necessità assoluta di restare in casa il più possibile, mentre sono molto più nebulose le informazioni relative al comparto lavorativo e, in particolare, alle tutele nei confronti dei lavoratori, specie se malati rari, con o senza invalidità. Sono previsti permessi specifici per questa emergenza? La mia azienda è obbligata ad attivare lo smart working? Come posso tutelare la mia salute se per recarmi al lavoro sono costretto a prendere i mezzi pubblici? Riceviamo moltissime richieste come queste da parte dei malati rari, che sono alla ricerca di chiarimenti sulle tutele lavorative per coloro che sono impiegati nei cosiddetti “servizi essenziali” (banche, poste, supermercati, uffici pubblici, ecc.) o in aziende private che hanno deciso di non fermare le attività. Prendendo in esame il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul tema e di riassumere i passaggi essenziali per i lavoratori.

Le indicazioni per i privati

Per tutti i settori commerciali e per le aziende private il riferimento normativo è il comma 7 dell’Art. 1 del DPCM che richiede che:
a) sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
b) siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
c) siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
d) assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
e) siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali.

Le indicazioni per le Pubbliche Amministrazioni

Per quanto riguarda, invece, i dipendenti della Pubblica Amministrazione, il loro lavoro è normato dall’Art. 1 comma 6 del DPCM, che stabilisce che, fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell'emergenza, le pubbliche amministrazioni, assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza.

Nessun obbligo, quindi, né per il settore pubblico né per quello privato, e nessuna distinzione per lavoratori inseriti nelle liste delle cosiddette “categorie protette” e/o con qualsiasi percentuale di invalidità riconosciuta. Semplicemente un appello accorato a scelte di coscienza da parte dei datori di lavoro nell’incentivare, ogni qualvolta non sia possibile attivare lo smart working, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti di periodi di congedo ordinario e di ferie.

Quello che possiamo consigliare ai nostri lettori, per ora, è di affrontare direttamente col datore di lavoro le necessità specifiche dettate da ciascuna patologia rara, anche nel caso in cui a esserne affetto sia un familiare, visto l’alto potere di contagio del virus SARS-CoV-2, e costruire una soluzione ad hoc.

La sospensione dell’attività lavorativa

Per le aziende che dovessero scegliere di sospendere l’attività - perché impossibilitate a garantire la sicurezza dei propri lavoratori secondo quanto condiviso da Presidente del Consiglio, Ministri competenti, associazioni di categoria e parti sociali, e raccolto all’interno del "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro" del 14 marzo 2020 - sono attualmente al vaglio del Governo una serie di agevolazioni e ammortizzatori sociali al momento non ben definiti.

L’attivazione dello smart working

Il lavoro agile (o smart working), così come definito dalla Legge n. 81/2017 è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La modalità di lavoro agile, disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della Legge 22 maggio 2017 n. 81, - si leggeva già nel DPCM dell’8 marzo 2020 - può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti.

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento - economico e normativo - rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È quindi prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall'INAIL nella Circolare n. 48/2017.

Nessuna agevolazione, al momento, per artigiani, liberi professionisti e titolari di partita IVA in generale, anche se, così come per le aziende, anche in questo caso pare ci sia in discussione un Disegno di Legge onnicomprensivo con tutele, ammortizzatori e integrazioni salariali.

Infine, riteniamo importante sottolineare che, a differenza di quanto previsto dai primi provvedimenti (Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020, DPCM del 1 marzo 2020 e DPCM dell’8 marzo 2020) tutto quanto sopra descritto si applica in maniera generalizzata a tutto il territorio nazionale, senza distinzione di Regione o Provincia.

 

Tratto da "Osservatoriomalattierare.it" Aprile 2020

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