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GIOVANI SEMPRE PIU' "BIONICI". OGNI ANNO 20 MILA PROTESI UNDER 65

I nuovi materiali sono più resistenti: un paziente su tre riceve mini supporti artificiali

ROMA- Non solo gli anziani beneficiano di moderne protesi su ginocchio e anca, più resistenti all’usura. Infatti sta crescendo il numero di giovani, con una qualità di vita già compromessa, che si sottopongono a intervento chirurgico per sostituire le articolazioni logore e doloranti con materiali come la ceramica. E per ridurre la quantità di osso da rimuovere gli specialisti stanno utilizzando sempre più spesso mini protesi. In totale ogni anno in Italia sono 20 mila i pazienti con protesi bioniche impiantate su soggetti con meno di 65 anni, dei quali 5 mila under 50. Gli esperti si sono confrontati a Roma nel sesto Congresso internazionale su “Attualità e Prospettive nelle protesi di anca e ginocchio”, dedicato proprio alle possibilità di prevenzione e di intervento nei giovani.

LE PROTESI DURANO DI PIÙ- «Oggi per le protesi abbiamo a disposizione materiali che possono teoricamente durare 30 anni od oltre – spiega Francesco Falez, presidente del Congresso e esperto di ortopedia e traumatologia del Rome American Hospital della Capitale - Non esiste ancora la protesi “eterna”, ma con i nuovi materiali e gli accoppiamenti più opportuni è possibile allungarne la vita in modo impensabile fino a qualche anno fa, quando nei pazienti più giovani e attivi una protesi poteva resistere circa 8-10 anni, non molto oltre». Spesso nei giovani si utilizza la ceramica, perché ha una bassissima usura e il rischio di rottura, temuto in passato a causa della rigidità del materiale, si è molto ridotto. L’uso di protesi che non debbano essere sostituite dopo breve tempo ha aperto la strada a interventi mirati alle persone con meno di 65 anni che abbiano già una degenerazione articolare importante, per restituire loro una buona qualità di vita. In alcuni casi infatti, «nonostante la giovane età, la degenerazione può essere tale da compromettere la vita lavorativa e sociale, oltre che impedire al paziente di praticare un'attività sportiva come sarebbe sempre consigliabile per i benefici che garantisce – ricorda Falez -. Se la qualità della vita è molto peggiorata non ha senso aspettare anni prima di operare: ormai non è raro intervenire anche su 30 o 40enni».

LE TECNICHE «DOLCI» - Nei giovani, inoltre, è sempre più frequente l'impiego di tecniche “dolci”, che riducono al minimo l'asportazione di osso: le mini-protesi vengono ora impiegate in un paziente su tre, soprattutto nei giovani perché proprio nelle degenerazioni iniziali è più facile poter intervenire rimuovendo solo una piccola parte di osso. Inoltre, nel nostro Paese è diffusa ovunque la chirurgia conservativa, in cui si traumatizzano al minimo muscoli e legamenti circostanti per consentire un recupero più rapido, ancora più importante in soggetti giovani che vogliono e devono tornare velocemente alla loro vita di sempre.

IL RUOLO DELLA PREVENZIONE - In alcuni casi, inoltre, è anche possibile prevenire la degenerazione articolare e quindi la successiva necessità di una protesi: questo è possibile, è stato sottolineato dagli esperti durante il Congresso, risolvendo una condizione di conflitto femoro-acetabolare, alterazione morfologica dell’articolazione dell’anca divenuta entità clinica poco più di 10 anni fa che ne compromette la funzionalità e aumenta moltissimo il rischio di artrosi.

I PROBLEMI DEGLI SPORTIVI - «Il 70 per cento dei pazienti trattati per un conflitto femoro-acetabolare è un giovane sportivo – osserva Falez -. Persone di neanche 30 anni in cui l’attività fisica, sollecitando l’articolazione, contribuisce a far emergere prima e con maggior rilievo il problema». Il conflitto consiste in piccole deformazioni della testa, del collo del femore o dell’acetabolo, precisano gli specialisti, che modificano i rapporti dell’articolazione facendola usurare con maggior facilità.

RIMODELLARE L’ARTICOLAZIONE COMPROMESSA - Quando compare un artrosi da conflitto femoro-acetabolare «i sintomi classici sono dolori inguinali o ai glutei, che si manifestano soprattutto dopo l’esercizio fisico o a seguito di semplici gesti come accavallare le gambe o chinarsi per allacciarsi le scarpe – fa notare Falez -. Il sospetto deve essere confermato dalla radiografia e da una Risonanza magnetica nucleare». Poi si può intervenire sia con tecniche tradizionali che in artroscopia a seconda dei casi: «Si tratta in sostanza di arrivare all’articolazione per rimodellarla in modo da eliminare le piccole malformazioni che portano a deteriorare l’anca – osserva l’esperto del Rome American Hospital -. In questo modo si riesce a prevenire completamente la comparsa precoce di artrosi e la necessità di doversi sottoporre in età ancora giovane all’impianto di una protesi».

Francesco Di Frischia

21 maggio 2011
da "Corriere Salute"

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