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I FISIOTERAPISTI ABUSIVI SONO IL DOPPIO DI QUELLI VERI

Allarmante denuncia delle associazioni professionali
MILANO -Falsi medici, odontotecnici che si improvvisano dentisti e ora anche fisioterapisti abusivi. A portare la questione sotto i riflettori la scoperta sempre più frequente di operatori illegali. L’episodio più recente: quello di un ex infermiere del Veronese che da oltre vent’anni aveva allestito un ambulatorio di fisioterapia nel suo appartamento. Purtroppo non si tratta di un caso isolato: secondo stime dell’Associazione italiana fisioterapisti sarebbero 100 mila i fisioterapisti abusivi, il doppio di quelli veri, accreditati presso il Ministero della salute. «Nel nostro settore l’abusivismo è in continua espansione — fa notare Antonio Bortone, presidente dell’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) —. Diversi tipi di soggetti non abilitati continuano in spregio a qualsiasi legge a svolgere attività fisioterapiche e a farne le spese sono soprattutto i pazienti». Per non rischiare di finire nelle mani sbagliate, allora, meglio fare qualche verifica.

ASSOCIAZIONI - «Se l’operatore a cui ci si affida è iscritto a una delle associazioni rappresentative dei fisioterapisti riconosciute dal Ministero della salute, ovvero all’Aifi o alla Federazione italiana fisioterapisti, si può stare tranquilli: prima di ammettere l’iscrizione di un nuovo membro, queste associazioni verificano che sia in possesso dei requisiti necessari — spiega Bortone —. Nel caso non risultasse l’iscrizione (che è volontaria), bisogna accertarsi che l’operatore sia laureato in fisioterapia, o che sia in possesso di un titolo equipollente (per esempio, terapista della riabilitazione, tecnico fisioterapista della riabilitazione, fisiocinesiterapista, massofisioterapista, come sono definiti con precisione dal Decreto ministeriale del 27 luglio 2000), conseguito prima dell’istituzione dei Corsi di laurea in fisioterapia, avvenuta nel 1999». «Un fisioterapista in regola, inoltre, — prosegue Antonio Bortone — si riconosce da come si comporta: è prassi che chieda di visionare la documentazione medica della persona per avere le informazioni necessarie a strutturare un intervento mirato, verificando anche l’assenza di controindicazioni. Infine, un fisioterapista che svolga la libera professione deve rilasciare la ricevuta fiscale esente da Iva, che il paziente può poi dedurre dalla dichiarazione dei redditi: una fattura con l’Iva, o una prestazione "in nero" sono, invece, indice di abusivismo».

Antonella Sparvoli
15 marzo 2011 da "Corriere Salute"

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