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L'A.R. E IL RACHIDE CERVICALE

L'A.R. E IL RACHIDE CERVICALE - MALATTIE REUMATICHE

 

IL RACHIDE CERVICALE NELL'ARTRITE REUMATOIDE

Il tratto cervicale è composto da 7 vertebre, la prima delle quali è chiamata Atlante o C1 (prima vertebra partendo dall'alto).
L'Atlante sopporta il peso statico e dinamico della nostra testa (5 Kg circa), esso ha un ruolo primario e delicato nell'intero sistema scheletrico.
L'atlante si trova a diretto contatto con l'Occipite e L'Epistrofeo (C2 che è la seconda vertebra cervicale che permette la rotazione della testa.
o Più dell'80% dei paz. con moderata o severa artrite reumatoide mostrano segni radiografici di interessamneto della colonna cervicale.
Le forme più comuni di patologia da A.R. sono:

- Sublussazione atlanto-assiale

- Compressione midollare

La colonna vertebrale è priva di cartilagine e l'unica zona nella quale si presenta è lo snodo del rachide, che permette alla testa il movimento destra / sinistra.
Ecco perché non bisogna sottovalutare l'eventuale interessamento di tale zona, declassando il problema all'artrosi cervicale.
 

ESPERIENZA PERSONALE

 

Stranamente se ne parla poco, eppure è un problema di rilievo, se si pensa che il coinvolgimento del rachide cervicale, in particolare, dell'attaccatura occipito cervicale, compromette notevolmente la qualità di vita del malato reumatico.

Il dolore cervicale viene declassato alla più comune artrosi cervicale; ed il suo declassamento comporta un ritardo nella diagnosi ed il relativo degrado dell'importante articolazione.
Nella mia esperienza personale, pensavo fosse un problema di competenza ortopedica, fatto decisamente surclassato dalla realtà. Appare così la figura del neurochirurgo e le comprensibili paure legate alla pericolosa diagnosi.
Da ormai 10 anni soffrivo a causa del dolore del rachide e grazie al reumatologo e ad una risonanza magnetica compresi per la prima volta il problema. La diagnosi non dava dubbi: iniziale compressione del bulbo, si consiglia asportazione del dente dell'epistrofeo per via transorale seguita da fissazione occipito cervicale.

Cominciai così la ricerca della possibile soluzione, andai a Pisa e fu subito scartata l'ipotesi di una risoluzione del problema con una tecnica nuova in Italia, che recupera completamente l'articolazione tramite una sorta di protesi articolare.
Nel mio caso, il problema dell'epistrofeo comprometteva il quadro ed il suo spostamento sia orizzontale che verticale, impediva la sistemazione del rachide.
Fui così dirottato a Legnano nel reparto di neurochirurgia, dove appresi per la prima volta l'unica soluzione al problema: Artrodesi Occipito Cervicale.
In poche parole mi proposero di bloccare l'articolazione mediante mezzi di sintesi, e di riposizionare l'epistrofeo in modo che non vi fosse alcuna compressione del midollo. Non è facile accettare il fatto che il movimento del collo (destra-sinistra), fosse compromesso dall'intervento; i dubbi ti assalgono, pensi ad esempio: "potrò usare nuovamente la macchina"? "che tipo di vita farò dopo l'intervento"?

L'intervento durò circa 6 ore, mi bloccarono cinque vertebre di cui tre (c5-c4-c3) con le viti e due (c2-c1) con il filo in titanio, il tutto collegato a due placche occipitali fissate mediante 4 viti.
Il post intervento mise in evidenza i postumi del riposizionamento delle vertebre:
difficoltà a deglutire, contratture ai muscoli delle spalle, il tutto nonostante l'aiuto dato dal collare Philadelphia. Dopo circa un mese di sofferenza e di infiltrazioni per limitare i dolori da contrattura, tutto sembrò rientrare e sinceramente comincia a sentire i benefici dell'intervento. Finalmente non avvertivo più le fastidiose parestesie alla nuca e l'allineamento della testa era ritornato regolare.
Dopo circa tre mesi, ad un controllo radiografico per valutare l'esito dell'intervento, il neurochirurgo notò la fuoriuscita di una vite di fissaggio a livello occipitale. Mi tranquillizzò consigliandomi comunque il suo riposizionamento che avvenne dopo circa una settimana, in anestesia locale.
Estrasse le due viti della piastra destra, che fissò nuovamente con tre viti rinforzate dal cemento. Dopo circa un mese altra doccia fredda: la vite riposizionata uscì dalla sua sede evidenziando una tumefazione molle a livello occipitale.
Seguì l'ennesimo ricovero e l'ennesima doccia fredda: il forte mal di testa che avvertivo e la nausea erano causate da un'infezione cerebellare.
Si rese necessario il terzo intervento chirurgico, che servì alla pulizia cerebellare ed all'asportazione dei mezzi di sintesi, ormai compromessi.
Al mio risveglio in terapia intensiva, il neurochirurgo mi rassicurò raccontandomi di aver visto una struttura diversa dal primo intervento, mi raccontò che i mezzi di sintesi in circa 4 mesi avevano permesso una stabilizzazione del rachide e che il collare sarebbe servito per completare il processo di calcificazione; naturalmente mi fu affiancata una terapia antibiotica per contrastare l'infezione.

Molte sono le considerazioni alla luce di questa mia triste e personale esperienza:
In caso di malattia reumatica, non sottovalutate mai il dolore alla cervicale, ricorrete immediatamente allo specialista reumatologo per monitorizzare la situazione.
La presenza di parestesie a livello occipitale (formicolii alla nuca), sottolineano un problema che deve essere preso in visione dal neurochirurgo.
Molto seria è la presenza di scosse agli arti seguita da parestesie degli stessi.

 


ESPERIENZA DI SIMONA

 

Soffro di A.R CONNETTIVITE OVERLAP CON LES Dall'82 e scoperta nell'89..................

Circa 2 anni fa ballando con mio marito ho mosso la testa sentendo un dolore allucinante.
Nelle settimane a seguire si bloccò il collo e mi accorsi di non avere più la rotazione dx/sx e se ci provavo avvertivo un forte dolore

Nonostante il dolore passarono i mesi nei quali ebbi numerosi svenimenti, nausee ripetute, inappetenza; non riuscivo addirittura a dormire più la notte.
Il prof S. Bombardieri reumatologo di Pisa mi fece fare la tac, che mise in evidenza in modo chiaro ed inequivocabile il problema.
Mi mandò quindi dal Dott.Paolo Lepori neurochirurgo livornese, il quale mi disse che l'A.R aveva fratturato la c1 e la c2 e l'epistrofeo si era spostato di 9 mm.
Misi immediatamente il collare tipo Philaphelfia e la successiva risonanza magnetica
certificò la situazione, da qui il ricovero.
Il 4 maggio fui sottoposta ad intervento chirurgico nel quale mi fu applicata una protesi allungabile perché anche il mio occipite risultò interessato. Nello stesso step chirurgico mi asportarono un tassello osseo dalla cresta iliaca dell'anca innestato successivamente al collo
L'operazione durò 7 ore, mi riportarono nel reparto, evitando di fatto la terapia intensiva.
La mattina successiva chiesi al mio neurochirurgo se mi toglieva i drenaggi perché io mi volevo alzare
Mi guardò un tantino perplesso poi controllando che tutto andava bene acconsentì.
La convalescenza è stata buona, il fastidio principale era il collare....e quando comincia a ridurne l'uso, la parte destra del volto doleva molto dandomi la sensazione di intenso bruciore.
Dopo 15 giorni mi tolsero i punti, proseguendo la convalescenza per un totale di 2 mesi.

Simona

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