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L'ARTROSI NON PASSA CON I BRACIALETTI

Che siano magnetici o di rame non hanno nessun effetto sui dolori articolari
MILANO - L’ha dovuto ammettere persino una rivista che si chiama Complementary Therapies in Medicine: braccialetti di rame e cinturini magnetici, pur essendo diffusi in tutto il mondo a questo scopo, non attenuano la sintomatologia dell’artrosi. Il loro effetto, rivendicato dai sostenitori delle terapie alternative, è dovuto solo a un condizionamento psicologico.

LO STUDIO - Le basi teoriche sull’uso di questi oggetti erano già di per sé un po’ deboli: per i braccialetti di rame, si dice che il metallo assorbito attraverso la pelle abbia un’azione antinfiammatoria; per quelli magnetici, il beneficio deriverebbe da un’azione rilassante sui vasi sanguigni. Per verificare se l’efficacia di questi strumenti fosse dovuta a questi meccanismi o piuttosto a un effetto placebo, Stewart Richmond, ricercatore del Department of Health Sciences alla University of York, in Gran Bretagna, ha condotto uno studio con tutti i criteri necessari dal punto di vista scientifico per renderlo attendibile. I 45 partecipanti, infatti, ultracinquantenni con dolori attribuibili all’artrosi, non erano a conoscenza del tipo di braccialetto che indossavano nelle varie fasi dello studio, durato in tutto quattro mesi. «Durante questo periodo cambiavamo ogni mese il dispositivo» spiega Richmond. «Con un ordine del tutto casuale, i pazienti ricevevano ogni mese un diverso braccialetto dei quattro in studio: uno di rame, due magnetici, più o meno “forti”, e infine uno che fungeva da placebo, né magnetico né contenente rame».

I RISULTATI - Il grado di dolore e di rigidità alle articolazioni artrosiche è stato misurato con diverse scale riconosciute a livello internazionale e sempre utilizzate per ricerche di questo tipo. «Nessuna ha mostrato il benché minimo vantaggio nei periodi in cui i pazienti indossavano i braccialetti magnetici o a base di rame» sostiene il ricercatore inglese. «Così come non è cambiato nulla nella necessità di ricorrere a farmaci per controllare il dolore, nel grado di rigidità o di disabilità legati all’artrosi». Tuttavia, secondo gli autori, ciò non significa che debbano essere banditi. «Male non fanno» conclude Richmond. «E se, in assenza di effetti collaterali, danno a chi li porta la sensazione di stare meglio, perché proibirli?». In fondo, che sia tramite un effetto placebo o per l’azione di un minerale o di un campo magnetico, poco importa: quando si ha dolore, quel che conta è trovare sollievo. Purché si sappia come e perché si spendono i propri soldi, visto che il business della terapia magnetica, derivante dalla vendita di questi dispositivi, produce in tutto il mondo un giro di affari che arriva a 4 miliardi di dollari l'anno.

CONSIGLI - «Il problema di questa e altre cure “non convenzionali” è che non ci sono studi scientifici che ne supportino l’efficacia – osserva Roberto Caporali, professore associato di reumatologia all’Università di Pavia, policlinico San Matteo -. Oltretutto l’artrosi è una patologia che non si presta facilmente alla valutazione dell’efficacia di questo tipo di dispositivi proprio per la natura altalenante del dolore che la caratterizza». In generale il presupposto più importante per curare al meglio l’artrosi è una diagnosi corretta: dopo una certa età dolori diffusi vengono spesso attribuiti all’artrosi, ma non sempre è così. «In caso venga diagnosticata l’artrosi il primo passo riguarda l’educazione del paziente – spiega Caporali -. In caso di sovrappeso va stimolata la perdita di peso. È poi fondamentale promuovere una moderata e regolare attività fisica. Sul fronte dei farmaci si può suggerire l’impiego di analgesici nelle fasi in cui il dolore si fa sentire di più. In prima battuta è meglio usare i medicinali con i minori effetti indesiderati a livello gastrointestinale, come per esempio il paracetamolo. Studi molto importanti hanno, infatti, dimostrato che nelle prime fasi dell’artrosi il paracetamolo è in grado di controllare bene il dolore. Se questo approccio non dà risultati si può via via ricorrere a farmaci antinfiammatori e analgesici maggiori. Importante anche il ruolo della fisioterapia. Sulle terapie fisiche, come magnetoterapia o ultrasuoni, non ci sono dati inequivocabili, tuttavia pare che in alcuni casi possano dare giovamento meglio se associate a un programma di allenamento di rinforzo muscolare».

Roberta Villa
(ha collaborato Antonella Sparvoli)
28 ottobre 2009

da Corriere Salute

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