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LE DIETE VEGETARIANE NEL TRATTAMENTO DELL'ARTRITE REUMATOIDE

di Kristine Duncan, MS, RD

Traduzione a cura di Giulia Rizzi e Luciana Baroni -- (testo originale in inglese)
Fonte: www.andrews.edu/NUFS/arthritis.html


Il Vegetarian Nutrition Dietetic Practice Group, che fa parte dell'American Dietetic Association, comprende circa 1700 membri sparsi in tutto il mondo. Ulteriori informazioni si possono ottenere contattando la Presidente (brendadavis@home.com) o la Segretaria, Kristine Duncan (duncveggies@earthlink.net). Il Gruppo pubblica trimestralmente una newsletter dal titolo Vegetarian Nutrition Update. Una scelta di articoli comparsi nella newsletter è disponibile nel sito del Dipartimento di Nutrizione dell'Università di Andrews: http://www.andrews.edu/NUFS/vndpg.html.
Si stima che l'Artrite Reumatoide (AR) affligga l'l% della popolazione mondiale adulta, ma sarebbe molto più frequente nell'età anziana. Tale patologia viene definita come una malattia sistemica cronica caratterizzata da modificazioni di natura infiammatoria a carico delle articolazioni e delle altre strutture ad esse correlate, che provocano deformità invalidanti. L'esatta eziologia è sconosciuta, ma si ritiene trattarsi di malattia di origine autoimmunitaria. Uno Studio condotto in Italia su un campione di 46.693 individui ha riportato la presenza di una forte correlazione tra consumo di vegetali (odds ratio dello 0.84) e ridotta incidenza di AR.
Secondo il National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases (Istituto Nazionale dell'Artrite, delle Malattie Muscoloscheletriche e delle Malattie della Pelle, NdT), non esistono evidenze scientifiche che nessuno specifico cibo o nutriente, ad eccezione degli acidi grassi essenziali, migliori o peggiori lo stato di salute dei molti individui affetti da AR. Gli Esperti dell'Istituto raccomandano una dieta nutrizionalmente completa ed enfatizzano l'importanza di un adeguato apporto di calorie, Proteine e Calcio.
All'url http:/www.nih.gov/niams/healthinfo/rahandout/ si può scaricare il testo di un opuscolo liberamente riproducibile.
La Arthritis Foundation (Fondazione per l'Artrite, NdT) raccomanda le seguenti linee guida dietetiche:
Programmare i pasti sulla base della piramide alimentare USDA.
Assumere da 1 a 1.2 grammi di Proteine per kilogrammo di Peso Corporeo (per sostenere la perdita proteica secondaria al processo infiammatorio).
Introdurre un supplemento di Acido Folico per aiutare a ridurre o prevenire alcuni degli effetti collaterali del Methotrexate. (Il Methotrexate è un farmaco antimetabolita che inibisce i processi metabolici che stanno alla base della produzione dei precursori della sintesi del DNA. Il farmaco interferisce con il legame tra Acido Folico ed enzima diidrofolato-reduttasi e l'Acido Folico libero viene escreto dall'organismo. Questo farmaco viene usato spesso a basse dosi come immunosoppressore nel trattamento dell'AR).
Poichè non esiste un trattamento specifico per l'AR, le linee terapeutiche attuali puntano principalmente ad alleviare i sintomi con l'uso di farmaci. Alcuni farmaci vengono usati solo per le proprietà antidolorifiche; altri per quelle antinfiammatorie. Altri farmaci -spesso denominati immunomodulatori (DMARDS, Disease Modifying Antirheumatic Drugs, NdT)- vengono impiegati nel tentativo di rallentare il decorso della malattia. I Corticosteroidi, noti anche come Glucocorticoidi, come il Prednisone (Deltasone, Orasone in USA, Deltacortene in Italia, NdT) ed il Metilprednisolone (Medrol in USA, Medrol, Urbason in Italia, NdT), vengono pure utilizzati nel trattamento dell'AR per il loro effetto antiinfiammatorio ed immunosoppressore. Questi potenti farmaci predispongono il paziente al rischio di Osteoporosi. I pazienti in terapia corticosteroidea a lungo termine possono trarre vantaggi per la prevenzione ed il trattamento dell'Osteoporosi da consigli nutrizionali mirati al ruolo del Calcio e della Vitamina D e dall'esercizio fisico isometrico.

Eliminazione di Alimenti
Le persone affette da AR hanno messo a disposizione dati aneddotici sul miglioramento dei sintomi secondario a modificazioni della dieta. I cibi che più comunemente sono indicati scatenare i sintomi sono le Proteine del latte, il mais, il grano, gli agrumi, le uova, la carne rossa, lo zucchero, i grassi, il sale, la caffeina, le patate e le melanzane. Allo scopo di valutare se i cibi siano in grado di scatenare i sintomi di malattia è stato condotto uno Studio controllato in doppio cieco contro placebo su un protocollo di eliminazione di alimenti, che ha ottenuto un significativo miglioramento dei sintomi di AR, compresa la riduzione della durata della rigidità mattutina e la riduzione del numero di articolazioni dolenti. I soggetti inizialmente hanno dovuto seguire una dieta molto ristretta. I nuovi cibi sono stati poi introdotti singolarmente, con stretto monitoraggio dei sintomi. E' stato riportato che i cereali sarebbero spesso causa di intolleranza. Nel 1993, Richard Panus scrive che la tradizionale concezione di una dieta semplice e bilanciata come miglior raccomandazione per i pazienti AR stava cambiando, ammettendo che certi pazienti potevano essere in grado di correlare la sensibilità al cibo con i loro sintomi. I protocolli dietetici degli Studi sull'AR spesso prevedono un periodo iniziale di digiuno prima di iniziare la dieta da testare. Queste 200 kcal al giorno del periodo di digiuno, costituite da succhi di frutta e verdura, hanno comportato un certo miglioramento a breve termine dei sintomi.

Le Diete Vegetariane
Probabilmente lo Studio più accurato rivolto a valutare gli effetti della dieta sull'AR è stato condotto in Norvegia. I soggetti del gruppo in esame (27 pazienti) si sono sottoposti ad un periodo di digiuno di sette-dieci giorni, nel corso del quale si sono limitati ad assumere un succo di frutta che apportava 200-300 kcal al giorno, ed al termine del quale hanno iniziato a seguire una dieta vegana che escludeva glutine, zucchero raffinato, agrumi, alcool, caffè, tè, sale, spezie piccanti e conservanti. Dopo tre-cinque mesi, il gruppo in esame è passato lentamente ad una dieta lacto-vegetariana per il restante periodo di osservazione (1 anno totale). Hanno introdotto latte, altri latticini, e glutine a giorni alterni. I soggetti del controllo (26 pazienti) hanno consumato una comune dieta mista. Le modificazioni dei paramentri di attività della malattia sono state valutata attraverso una scheda di valutazione globale, compilata dal paziente e dal medico. Dopo quattro settimane, sono stati rilevati miglioramenti significativi per quanto riguarda mobilità e tumefazione articolare, dolore, durata della rigidità mattutina, forza di prensione, e modificazioni dello stato di salute globale [8]. Questi miglioramenti significativi sono stati mantenuti nei soggetti del gruppo in esame per tutta la durata dello Studio. Il gruppo che ha seguito la dieta vegetariana aveva valori molto più bassi di Velocità di EritroSedimentazione (VES, indice aspecifico ma molto sensibile di flogosi, NdT) e di Proteina C-Reattiva (PCR, indice di flogosi). Questo suggerisce che la dieta vegetariana sarebbe in grado di influenzare positivamente gli indici di flogosi e l'attività della malattia.

Quarantacinque degli originari 53 soggetti (27 soggetti di studio e 26 pazienti di controllo, NdT) sono stati riesaminati e sono stati eseguiti dei confronti tra i soggetti che avevano risposto alla dieta (responders, NdT), quelli che non avevano risposto (non-responders, NdT) e quelli del gruppo di controllo onnivoro all'inizio del perido di studio (tempo zero) ed due anni dopo l'introduzione della dieta vegetariana. Al follow-up, tutti i soggetti responders ed il 50% dei non-responders stavano seguendo una specie di dieta modificata, descritta come quella lacto-vegetariana originale dello Studio, o una dieta onnivora con esclusione dei cibi identificati dai pazienti come responsabili di esacerbazione dei loro sintomi. Quasi sempre erano stati esclusi zucchero raffinato, caffè, farina bianca e latte. E' stato registrato un significativo miglioramento dei sintomi di malattia nei pazienti responders alla dieta rispetto ai pazienti non-responders ed ai controlli onnivori. Sono emersi anche alcuni miglioramenti nei pazienti non-responders alla dieta vegetariana rispetto ai controlli onnivori.
I Ricercatori hanno quindi concluso che i pazienti affetti da AR trarrebbero benefici da una dieta modificata e che i miglioramenti persisterebbero per almeno due anni.

Questo Studio è stato criticato per numerose ragioni. Una di queste è che i soggetti non sarebbero stati selezionati con modalità random (casuale, NdT), in quanto un largo numero di soggetti presentava allergie alimentari, ed il rapporto femmine/maschi era di 45 a 8. Inoltre, la presenza di problemi gastrointestinali nei soggetti testati potrebbe avere influenzato la tollerabilità alimentare.

Molti Ricercatori hanno esaminato il ruolo dei batteri intestinali sull'attività della malattia. I pazienti con AR hanno livelli più elevati di anticorpi anti-Proteus mirabilis rispetto a soggetti di controllo sani od affetti da altre patologie. I soggetti esaminati nell'ambito dello Studio sulla dieta vegetariana presentavano livelli medi di anticorpi anti-Proteus mirabilis sensibilmente più bassi, dato che si correlava significativamente alla documentata ridotta attività della malattia. Ciò suggerisce che il miglioramento dell'attività della malattia può essere riferito agli effetti della dieta vegana su componenti della flora batterica intestinale quali il Proteus mirabilis, e sulla risposta dell'organismo nei confronti di questi batteri.

Perdita di Peso Corporeo
Poichè il sovrappeso è causa di aumentata sollecitazione articolare, la perdita di Peso Corporeo in seguito a modificazioni dietetiche è stata suggerita come una possibile spiegazione del miglioramento clinico riscontrato negli Studi sopra riportati. Il miglioramento dei sintomi dell'AR era associato, negli Studi di Skoldstam, ad una perdita di Peso Corporeo di circa 6-13 libbre [6, 7]. Comunque, in un altro Studio su pazienti affetti da AR, i cambiamenti dell'Indice di Massa Corporea (BMI, NdT) nel tempo non erano correlati con modificazioni nell'attività della malattia.

Effetti degli Acidi Grassi a Lunga Catena
Molti Studi riportano che l'aggiunta di acidi grassi alla dieta influenzerebbe positivamente il processo infiammatorio. In particolare, il tipo e la quantità di acidi grassi nella dieta andrebbe ad incidere sul metabolismo delle Prostaglandine, ed una modificazione della concentrazione delle Prostaglandine può ripercuotersi sulle risposte immunitarie dell'organismo. Una dieta ricca in grassi poliinsaturi e povera di grassi saturi, con un supplemento giornaliero di acido eicosapentanoico, migliora la rigidità mattutina e riduce il numero di articolazioni dolenti, sintomi che si ripresentano con l'interruzione della dieta. Un supplemento giornaliero di 18 gr di olio di pesce è pure responsabile di un miglioramento della dolenzia articolare e della forza di prensione, in confronto ad un supplemento a base di olio di oliva. Come riportato da Davis i vegetariani possono migliorare il loro apporto di omega-3 con l'uso di semi di lino e di altri cibi vegetali.

Altre Considerazioni Nutrizionali
Molte Ricercatori hanno riportato che i soggetti affetti da AR presentano bassi livelli di Vitamine ed hanno un apporto nutrizionale inadeguato. E' comune che i pazienti AR presentino difficoltà nel cucinare e nel mangiare, a causa dei dolori alle articolazioni delle mani (frequentemente colpite nell'AR, NdT). Altri problemi sono la mancanza di movimento fisico e la (conseguente, NdT) obesità. Quindi i Nutrizionisti possono seguire i pazienti affetti da AR fornendo loro consigli su una corretta nutrizione, sulla preparazione del cibo, e sulle misure di controllo del Peso Corporeo.
E' stato riportato anche un aumento della mortalità per cause cardiovascolari nei pazienti affetti da AR. I Ricercatori della Tufts hanno segnalato la presenza di elevati livelli di Omocisteina nell'AR. Questo riscontro è presente anche in quei pazienti che non assumono Metotrexate, il farmaco antiartritico che è noto influire sullo stato dei Folati. Poichè la Letteratura Scientifica riporta che una dieta vegetariana riduce l'incidenza di CVD (CardioVascular Disease, malattia cardiovascolare, NdT), questo tipo di dieta può essere vantaggiosa nei pazienti affetti da AR. Certamente, una dieta ricca di cibi di origine vegetale, che apporti elevate quantità di Folati sarebbe raccomandabile in tutti i soggetti con alti livelli di Omocisteina.

Conclusioni
I dati Scientifici non sono concordi. E' auspicabile che alcuni soggetti affetti da AR passino ad una dieta vegetariana o vegana se questo può migliorare i loro sintomi. Le visite ambulatoriali con Nutrizionisti possono aiutare i pazienti ad assicurarsi un apporto adeguato di sostanze nutritive e fornire loro dei consigli per menu e tecniche di cucina consoni. Parimenti, i Nutrizionisti sono indispensabili per un paziente che voglia seguire una dieta ad eliminazione, da pianificare attentamente. Infine, l'adozione di una dieta vegetariana sembra avere tali benefici per la salute che i pazienti affetti da AR che decidano di adottarla possono ricavarne anche altri vantaggi in aggiunta ad un miglioramento sintomatico.

Kristine Duncan è dietologa al St. Joseph Hospital, Oregon, dove tiene corsi di nutrizione vegetariana. Kristine è anche un'aspirante scrittrice freelance

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