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LE VIE DELLA MENTE PER LA SALUTE

LE VIE DELLA MENTE PER LA SALUTE - MALATTIE REUMATICHE

Che mente e corpo siano strettamente collegati è nozione che appartiene all’uomo da sempre, tuttavia in tempi più recenti si è enormemente accresciuta la conoscenza dei meccanismi biologici attraverso i quali si svolge questa continua interazione. Studi epidemiologici Vari studi hanno accertato che fattori psicosociali hanno una influenza sulla salute. In generale è accertata un’associazione tra essi e l’insorgenza e decorso delle malattie infettive, in particolare respiratorie; ciò è comprensibile dal momento che ogni stato depressivo, anche lieve e temporaneo deprime le difese immunitarie ed il sistema respiratorio è ovviamente molto esposto a virus e batteri.

 

Si è visto che nei separati e i divorziati c’è una maggiore incidenza di malattie varie e tumori rispetto ai coniugati e che il vissuto di solitudine, la morte del coniuge, la separazione sono seguiti da depressione immunitaria. Al contrario l’avere relazioni sociali vissute come positive e di sostegno ha un effetto benefico su una serie di malattie acute e croniche, ma anche sull’esito di gravidanze, sulla possibilità di incidenti o suicidio, sulla mortalità per varie cause e sul comportamento in caso di malattia. Tutto ciò ovviamente depone per una relazione importante tra fattor i psicosociali e salute fisica, tra lo stato psicologico della persona e la corrispondente condizione fisica. Anatomia e fisiologia Nel parlare di psicosomatica si deve far riferimento ovviamente al Sistema Nervoso ed in particolare a quella parte di esso che viene chiamata Sistema Nervoso Vegetativo o Autonomo (SNV o SNA). Vegetativo perché innerva i vasi, tutti gli organi interni e presiede alle funzioni vitali del corpo (digestione, respirazione, battito cardiaco, metabolismo degli zuccheri e dei lipidi, termoregolazione, pressione arteriosa ecc.); autonomo perché funziona senza l’intervento della coscienza e tanto meno della volontà. Ad es. il cuore adatta autonomamente il numero dei propri battiti in funzione dell’esercizio fisico, ma questo processo come moltissimi altri che regolano il funzionamento del corpo avviene indipendentemente dalla volontà e da processi coscienti. Il SNA si divide in due branche: il Sistema Simpatico e il Parasimpatico tra loro antagoniste: ad es. se il Simpatico accelera i battiti cardiaci, il Parasimpatico li rallenta e pertanto dal loro equilibrio dipende il benessere e il corretto funzionamento dei vari organi e del corpo in generale. Il SNA ha centri riflessi a livello del midollo spinale ma anche centri superiori che si trovano alla base dell’encefalo che presiedono ad attività complesse come la regolazione idrica, termica, il sonno, il metabolismo, la pressione arteriosa ecc.. Il Centro integrativo superiore delle attività viscerali viene chiamato ipotalamo. Esso è una struttura filogeneticamente e anatomicamente molto più antica rispetto ad altre aree che si sono sviluppate successivamente e l’abbiamo in comune pertanto con molti animali inferiori nella scala gerarchica dell’evoluzione. Il motivo è ovvio: esso presiede alle funzioni vitali dell’organismo stesso.

 

L'ipotalamo è strettamente coinvolto anche nella regolazione ormonale; di esso fa parte l’ipofisi che è la principale ghiandola del corpo da cui dipende la secrezione di vari ormoni tra cui quelli tiroidei, surrenalici e sessuali. L’ipotalamo è collegato reciprocamente ad altre aree del cervello, in particolare alle aree deputate all’espressione delle emozioni ed ai comportamenti istintivi, ma anche ad alcune aree della corteccia cerebrale. La corteccia cerebrale è la sede dei processi coscienti ed è la parte del cervello più recente nella storia dell’evoluzione, le aree dell’emozioni e degli istinti sono invece in maggior parte aree per così dire “intermedie” tra ipotalamo e corteccia, sia filogeneticamente sia anatomicamente. Le emozioni attivano costantemente le aree vegetative ed infatti per definizione l’emozione consta di tre componenti: una componente psichica, una motoria ed una vegetativa. Questo complesso quadro anatomico ci dice quindi come il SNV, pur essendo per definizione “autonomo” è tuttavia strettamente in contatto con le sfere delle emozioni e degli istinti ed anche con i processi coscienti. Il collegamento mente - corpo trova nelle fibre del Sistema Nervoso il substrato anatomico. E’ da aggiungere che molti studi hanno anche accertato che il SNV è in grado di “imparare” a reagire anche a stimoli per così dire non naturali cioè non correlati alle funzioni vegetative, quando questi stimoli vengono però condizionati cioè associati a uno stimolo “naturale”. Ad es. negli esperimenti di Pavlov un cane spontaneamente “salivava” al suono di un campanello (stimolo “condizionato”) se questo suono aveva costantemente preceduto la presentazione del cibo (stimolo “naturale” o "incondizionato"). Ciò ci dice che il SNV comunque ha una sua “logica” una sua “razionalità” che non è quella degli emisferi cerebrali, delle nostre attività superiori, ma una logica più centrata sugli istinti di sopravvivenza e finalizzata alle attività basilari primordiali che regolano la vita e la prosecuzione della specie.

 

Inoltre è presumibile che fenomeni di “imprinting” ovvero di apprendimento precoce abbiano “condizionato” il SNV a reagire in determinati modi che si sono fissati tenace mente e quasi indelebilmente. L’imprinting è un fenomeno studiato negli animali ma con ogni probabilità presente anche nell’uomo ed anzi in esso per un periodo più lungo, considerato il tempo enormemente maggiore che necessita al neonato per diventare adulto. Negli studi sull’imprinting si è visto che ciò che gli animali “apprendono” nelle ore immediatamente dopo la nascita (ad es. identificare la figura materna) permane per tutta la loro vita e che apprendimenti “distorti” e “non naturali” (come ad es. identificare la figura materna con un essere umano) porta a disturbi del comportamento in età adulta. E’ possibile comunque anche se difficile modificare l’imprinting e ciò rimanda all’efficacia della psicoterapia. La mente comunica e influisce sul soma anche attraverso il Sistema Immunitario che è il principale sistema di difesa dell’organismo nei confronti principalmente di aggressori esterni (virus, batteri ecc.), ma anche eventualmente interni (cellule tumorali). Le recenti ricerche della Psiconeuroimmunologia degli ultimi 25 anni hanno accertato come le stesse sostanze che i neuroni utilizzano per comunicare tra loro vengono utilizzate anche per comunicare tra fibre nervose e cellule del Sistema immunitario. In forza di ciò le comunicazioni reciproche tra mente e sistema immunitario sono molto strette: si è visto ad es. che un vissuto depressivo anche lieve e temporaneo abbassa le difese immunitarie, favorendo perciò le infezioni come quelle respiratorie o dei denti. Stress e rischio psicosomatico Lo stress è definito come la reazione aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta di cambiamento effettuata su di esso. Aspecifica perché ha caratteristiche analoghe indipendentemente dal tipo di stimolo stressante che l’ha provocata che può essere fisico (ad es. il freddo, o lo sforzo muscolare) o di natura emozionale. Ovviamente anche uno stress fisico ha comunque una rappresentazione psicologica e molto spesso la componente emotivo-psicologica nello stress è preponderante. Lo stress mette in moto una reazione ormonale caratteristica ed è una risposta adattativa dell’organismo per far fronte allo stimolo stressante; se tuttavia questa risposta è prodotta in modo troppo intenso per lunghi periodi di tempo, fallisce il suo scopo adattativo, si va incontro a uno stress cronico ed aumenta il rischio psicosomatico. Infatti lo stress è sempre accompagnato da un’attivazione neuroendocrina e neurovegetativa che diventa cronica in presenza di stress cronico, ad es. quando l’individuo non riesce a contrastare lo stimolo stressante. In tal caso si altera permanentemente l’equilibrio neurovegetativo e il corretto funzionamento di organi del corpo. E’ ovvio poi che da alterazioni funzionali protratte si possa passare ad alterazioni organiche. Il fattore principale nel determinare il rischio psicosomatico sembra essere la mancata possibilità di scarica comportamentale della situazione emozionale. Se cioè è inibita o impossibilitata una reazione comportamentale efficace, che può essere anche verbale, nei confronti dello stimolo stressante, l’attivazione neurovegetativa permane con il suo corredo di sintomi che possono prediligere un organo piuttosto che un altro, come se il corpo continui a “dirci” che comunque un’attivazione comportamentale sarebbe necessaria. Questa riflessione ci porta a considerare i concetti di linguaggio del corpo e di linguaggio umano in generale.

 

L’uomo ha due tipi di linguaggio: il linguaggio verbale e quello non verbale. Il primo attiene alle parole, ha il vantaggio di essere molto chiaro ed univoco nei suoi significati e lo svantaggio di offrire una facile possibilità di mentire. In altre parole se affermo che un tavolo “è bianco” è molto chiaro che abbia detto “bianco” e non un altro colore, ma è comunque possibile che io abbia mentito. Il linguaggio non verbale è il linguaggio del corpo che normalmente accompagna quello verbale e consiste nei gesti, nella mimica nella postura ecc.; con esso al contrario di quello verbale è pressoché impossibile mentire perché è un linguaggio legato non ai contenuti cognitivi elaborati dalla corteccia cerebrale, ma alle emozioni, agli atteggiamenti. Esso tuttavia non è così “chiaro” come quello verbale: infatti è difficile interpretare il “perché” una persona possa essere accigliata o sorridente; potrebbe esserlo per una moltitudine di motivi diversi. La nostra ipotesi, e non solo mia ovviamente, è che anche i sintomi del corpo che non funziona più correttamente, i sintomi dei Disturbi vegetativi e psicosomatici sono un linguaggio del corpo. Con essi infatti il corpo si manifesta, l’attivazione neurovegetativa nello stress spinge verso, e continua a vicariare se non avviene, la risposta comportamentale che può risolvere lo stress stesso. I sintomi neurovegetativi perciò hanno un significato implicito strettamente connesso alla situazione stressante. L’esperienza clinica insegna poi che molto spesso la scelta dell’organo che si ammala non è casuale, ma è connessa a livello funzionale con la tematica psicologica o psicosociale relativa all’evento o situazione stressanti. In altre parole una violenta arrabbiatura sul lavoro si ripercuoterà facilmente sullo stomaco con iperacidità, dal momento che l’acido cloridrico da esso secreto è sicuramente la sostanza più aggressiva dell’organismo e questo dato si concilia bene con i vissuti di aggressività quasi sicuramente presenti a seguito dell’arrabbiatura. Nell’asma invece la persona è letteralmente “soffocata” dalla troppa aria nei polmoni che non riesce ad uscire a causa della stenosi dei bronchi e si nota che spesso a soffrire di asma infantile sono figli iperprotetti, magari unici per i quali l’attenzione dei genitori è eccessiva, “soffocante”. E’ normale che in molti casi l’asma infantile con l’adolescenza sparisca dal momento che in questo periodo normalmente inizia la fase di “svincolo” e si accelera il processo verso l’autonomia e l’indipendenza del figlio dalla famiglia di origine. Si potrebbe continuare con altre patologie anche se è da dire che la vulnerabilità alle malattie infettive sembra dipendere da un’aspecifica diminuzione delle difese immunitarie a seguito di situazioni di stress, di conflitto intrapsichico, o di stati depressivi.

 

Psicoterapia per i Disturbi Psicosomatici Nella psicoterapia dei Disturbi Psicosomatici lo Psicologo si occuperà ovviamente sempre e soltanto dello stress psicologico che è a monte del disturbo, fattore o eventuale cofattore della patologia, e perciò della tematica psicologica o psicosociale connessa. Ci si occupa perciò di “tematiche psicologiche” che in quanto tali possono essere trattate con i comuni strumenti psicoterapeutici usati per trattare altri disturbi prevalentemente psichici e che colpiscono di meno la sfera fisica, come le fobie, la depressione ecc.. A una risoluzione dello stress psicologico consegue ovviamente la risoluzione della sintomatologia da esso mantenuta. Abbastanza raramente nella Psicoterapia dei Disturbi Psicosomatici si richiede al cliente un impegno comportamentale gravoso (in riferimento all'attivazione comportamentale di cui si diceva sopra parlando dello stress); molto spesso è sufficiente una ristrutturazione cognitiva del vissuto della situazione stressante, ovvero far vedere alla persona la situazione da un altro angolo di visuale, in un'altra luce. Altre volte è sufficiente portare alla coscienza il conflitto inconscio o sollecitare comportamenti facilmente realizzabili. Sono utilizzabili pertanto anche per i Disturbi Psicosomatici le tecniche della Psicoterapia Breve Strategica e della Gestalt. Ambedue gli approcci permettono terapie brevi: l’approccio Strategico riesce in una notevole percentuale di casi ad ottenere la “guarigione” o la risoluzione del problema presentato, come la si voglia chiamare, entro massimo dieci sedute o nei casi meno fortunati almeno lo “sblocco” della sintomatologia, cioè un significativo scardinamento di essa. Possiamo dire che tale approccio si inserisce nel filone cognitivo-comportamentale, ma ne rappresenta un’ulteriore evoluzione. La Gestalt invece è stata ideata da un allievo di Freud che se ne distaccò per elaborare un approccio autonomo e piuttosto diverso dalla Psicoanalisi. Ben utilizzata la Gestalt è ancora più veloce della Terapia Strategica Breve in quanto riattualizza, tramite tecniche di drammatizzazione, la tematica di interesse durante la seduta e la porta a risoluzione. Compito di scrittura per la salute Un’ulteriore prova di quanto la mente influisca sul corpo e di quanto quindi processi psicologici positivi e “di cura” possano migliorare la salute fisica è data dall’esistenza di un semplice compito di scrittura che sperimentalmente si è rivelato in grado di migliorare la salute fisica di coloro che l’hanno eseguito, rispetto ad un gruppo di controllo. Questo compito che richiede un tempo di 15-30 minuti al giorno per quattro giorni, è centrato sulla scrittura di contenuti emozionalmente rilevanti; è evidente perciò che un’elaborazione di contenuti psichici significativi migliora la salute fisica. Infatti, almeno in soggetti sani, la Psicoterapia ha dimostrato di ottenere risultati analoghi a questo compito di scrittura. In sintesi chi esegue questo semplice compito, nell’anno successivo va meno dal medico, fa meno analisi, prova meno dolori ed ha un sistema immunitario che funziona meglio, insomma sta meglio in salute rispetto a chi non lo esegue. Studio sulla psoriasi Uno studio scientifico sulla psoriasi di Valentina Sciubba et alii ha portato a concludere che la psoriasi è nella quasi totalità di casi una malattia da “stress ambientale”, vale a dire che in essa i fattori psicosociali di stress sono molto rilevanti. L’ambiente è percepito dal paziente di psoriasi come fortemente stressante nella maggior parte dei casi; una piccola percentuale di pazienti lo percepisce invece come insufficientemente accogliente e protettivo, il che se vogliamo sembra essere l’altra faccia della medaglia. Nel 70 % dei casi è stato rilevato un evento stressante nei due mesi precedenti l’esordio della malattia. Nello studio che ha coinvolto 33 pazienti, 21 di essi hanno usufruito di una consulenza e di un sostegno psicologico breve, dai 3 agli 8 colloqui, senza l’utilizzo di tecniche specifiche psicoterapeutiche come quelle degli approcci Strategico e Gestaltico. Ciò nonostante in un questionario di ritorno il 77 % dei pazienti ha dichiarato che la consulenza aveva migliorato lo stato di benessere psicologico ed il 55% che era migliorata la qualità delle relazioni familiari e sociali. La sintomatologia fisica è stata giudicata come invariata nel 50% dei casi e migliorata nel 44%. Considerata la mancata applicazione di tecniche psicoterapeutiche specifiche, i risultati sono incoraggianti. D’altra parte un recente esperimento in cui lo psicologo è stato presente nello studio del medico di base durante le visite ai pazienti risulta aver fatto risparmiare una notevolissima cifra nella spesa annuale farmaceutica prescritta dal medico. Anche questo esperimento evidenzia come una semplice attenzione (e quindi quanto più potrebbe fare la psicoterapia!) all’aspetto psicologico del paziente giovi alla sua salute fisica.

 

Dott.ssa Valentina Sciubba (19.10.2011)

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