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MAL DI SCHIENA: ECCO PERCHE' NON VA PIU' VIA

I fattori che rendono più probabile la cronicizzazione coinvolgono spesso la sfera emozionale del paziente
MILANO - Il mal di schiena è la seconda causa più frequente di dolore dopo il mal di testa. Il disturbo può essere passeggero, ma molti pazienti tendono ad avere sintomi debilitanti in modo persistente. Ma perché ciò accade? Questa è la domanda che si sono posti alcuni ricercatori statunitensi, autori di una rassegna degli studi sul tema pubblicata di recente sul Journal of the American Medical Association. I dati raccolti indicano che sono diversi i fattori predittivi di cronicizzazione e vanno dalle difficoltà nel fronteggiare il dolore alla presenza di eventuali disturbi psichiatrici.

LOMBALGIA CRONICA - I ricercatori statunitensi hanno preso in considerazione ben 20 studi per un totale di più di 10mila pazienti e hanno visto che i fattori che possono aumentare le possibilità che il mal di schiena diventi cronico sono diversi. In particolare quelli con un peso maggiore sarebbero: la presenza di sintomi non organici, un atteggiamento negativo nel fronteggiare il dolore, una minore funzionalità già in partenza, la contemporanea presenza di disturbi psichiatrici nonché uno stato di salute generale compromesso. «Quando si parla di sintomi non organici – chiarisce Paolo Gaetani, responsabile della Sezione di neurotraumatologia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano - ci si riferisce a quei segni che spesso “sfuggono” all’esame clinico, come il dolore diffuso alla palpazione della cute senza una chiara distribuzione anatomica e riferito genericamente al dorso o alla regione sacrale, la presenza di dolore nelle situazioni di carico posturale, la perdita di sensibilità tattile e dolorifica ad un intera gamba, una ipereattività ad uno stimolo doloroso che non è riproducibile qualora lo stesso stimolo venga applicato in un tempo successivo. L’atteggiamento negativo nel fronteggiare il dolore è invece spesso indicatore di uno stato depressivo più o meno latente».

RISPOSTA ALLE CURE – « Quello che emerge dunque dalla rassegna – continua Gaetani - è che i fattori che rendono più probabile la cronicizzazione del mal di schiena coinvolgono in qualche modo anche la sfera emozionale del paziente, cosa che li rende più difficili da correggere nella fase acuta con il trattamento standard. Proprio per questo motivo sarebbe opportuno riservare a questi indicatori una maggiore attenzione dal punto di vista strettamente psicologico durante il percorso diagnostico e terapeutico del paziente. Al contrario, diversamente da quanto verrebbe spontaneo pensare, elementi legati all’attività lavorativa, all’intensità del dolore e alla presenza o meno di dolore di tipo radicolare (sciatica) non risultano statisticamente correlati alla cronicizzazione della lombalgia, probabilmente perché maggiormente responsivi alle terapie farmacologiche tradizionali». Insomma anche nel caso del mal di schiena la «mente» ha il suo peso di cui bisogna tenere conto se non ci si vuole trovare perennemente a fare i conti con dolori debilitanti.

Antonella Sparvoli
05 maggio 2010

Fonte: Corriere Salute

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