Home » Ultime dal web » MALATTIE REUMATICHE: 100 MILA PAZIENTI NON HANNO ACCESSO AI FARMACI BIOLOGICI

MALATTIE REUMATICHE: 100 MILA PAZIENTI NON HANNO ACCESSO AI FARMACI BIOLOGICI

MALATTIE REUMATICHE: 100 MILA PAZIENTI NON HANNO ACCESSO AI FARMACI BIOLOGICI - MALATTIE REUMATICHE

MILANO - È uno dei classici esempi della scarsa lungimiranza della sanità italiana nelle sue scelte. La scure dei tagli alla spesa non consente di curare con i farmaci biologici i pazienti con malattie reumatiche gravi come artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante: in 150mila non rispondono alle terapie tradizionali e ne avrebbero bisogno, le cure però ci sono solo per 50mila. Così facendo però ogni anno un miliardo e 700 milioni di euro se ne vanno in fumo per la perdita di produttività; se invece si trattassero tutti i malati che dovrebbero ricevere i biologici, risparmieremmo almeno un miliardo l'anno.

 

APPROPRIATEZZA - Lo hanno sottolineato a Roma gli esperti durante il convegno "L'appropriatezza prescrittiva dei farmaci biologici quale strumento di risparmio per la collettività", snocciolando per la prima volta le cifre del disagio dei pazienti e soprattutto dei costi connessi a cure inadeguate e miopi. Stando ai dati presentati al convegno, dei 70mila pazienti con artrite reumatoide che dovrebbero essere curati con i biologici solo 20mila li ricevono; dei 40mila con spondiliti, solo 20mila vengono trattati davvero; dei 40mila casi di artrite psoriasica per i quali i biologici sarebbero la cura migliore, sono curati appena in 10mila. Per queste terapie si spendono circa 500 milioni di euro e certo di più ne occorrerebbero se il trattamento fosse esteso agli altri 100mila pazienti rimasti senza biologici, ma non curarli ci costa di più che se lo facessimo. «I biologici costano circa 10mila euro all'anno a paziente, ma se li erogassimo a tutti coloro che ne hanno bisogno abbatteremmo i costi indiretti connessi alle malattie reumatiche gravi che oggi sono pari a 1,7 miliardi di euro - spiega Giovanni Minisola, past President della Società Italiana di Reumatologia e Primario della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione San Camillo di Roma -. Ogni paziente infatti, se non è trattato in maniera adeguata, perde in media 12 ore di lavoro a settimana e 216 euro per la ridotta efficienza produttiva: tradotto per i 100mila senza cure, significa costi per 600 e 1100 milioni di euro, rispettivamente. Quattro pazienti su dieci sono costretti a rinunciare o cambiare lavoro, per il 10 per cento le entrate economiche si riducono drasticamente. Senza contare le difficoltà nella vita quotidiana: ogni giorno i pazienti con una malattia reumatica immunoinfiammatoria di grado severo non trattati impiegano un'ora e mezza in più rispetto a chi non è malato solo per iniziare la giornata: pettinarsi, prendere un caffè, lavarsi».

 

VANTAGGI - Curarsi consente di tornare a una vita quasi normale, un fatto non di poco conto visto che la maggioranza dei malati ha fra i 45 e 64 anni ed è perciò nel pieno della vita lavorativa attiva: nei trattati, a distanza di un anno dall’inizio della terapia, decresce la disabilità grave fino alla remissione o a uno stato compatibile con l’attività lavorativa, le assenze dal lavoro diminuiscono di 10 ore a settimana, con un risparmio stimato intorno a 500 milioni di euro, mentre la produttività aumenta di 110 euro a settimana, con un altro mezzo miliardo di risparmi possibili. «Le conseguenze socioeconomiche e lavorative di queste patologie sono ben più pesanti rispetto ai costi sostenuti per curarle - osserva Minisola -. Eppure in Italia, rispetto agli altri Paesi europei, i biologici sono ancora usati poco e con una estrema disparità e differenza da regione a regione. La diagnosi precoce e i trattamenti tempestivi e appropriati influenzano significativamente e positivamente l'evoluzione delle malattie reumatiche, con ripercussioni favorevoli sul piano clinico, lavorativo, sociale ed economico: i pazienti trattati con i farmaci tradizionali hanno un'alta compromissione lavorativa, chi è trattato con farmaci biologici può invece continuare più spesso e più a lungo ad avere una vita produttiva e sociale senza disabilità. Mantenere il benessere dei pazienti, quindi, non è importante solo per tutelare la loro salute e la loro qualità di vita, che pure devono essere obiettivi primari della cura, ma anche per preservare la loro produttività: la salvaguardia della salute deve rappresentare un investimento e non un costo». Per trovare soluzioni anche le aziende farmaceutiche stanno ipotizzando nuove proposte come il cost sharing, con cui si sconta il prezzo del ciclo iniziale di terapia erogata a tutti i pazienti che dovrebbero essere trattati, o la success fee, una sorta di formula "soddisfatti o rimborsati" per cui l'azienda anticipa il pagamento e l'ospedale spende solo se c'è una risposta terapeutica. Resta da verificare se queste strategie possano funzionare: per il momento le stime danno la spesa per i biologici nelle malattie reumatiche in calo, negli anni a venire.

 

18 settembre 2013 Corriere.it 

contatto rapido

contatto rapido - MALATTIE REUMATICHE

forum reum-amici

contatto rapido - MALATTIE REUMATICHE

SEZIONE A.I.R.A. CATANIA E SICILIA

contatto rapido - MALATTIE REUMATICHE

A.I.R.A. O.n.l.u.s. Facebook

contatto rapido - MALATTIE REUMATICHE

A.I.R.A. O.n.l.u.s. Twitter

Link

Link - MALATTIE REUMATICHE

CONVENZIONI A.I.R.A. O.n.l.u.s.

Link - MALATTIE REUMATICHE

Giornalino A.I.R.A. O.n.l.u.s. 2017

Link - MALATTIE REUMATICHE

CONTATORE QUOTA DISPONIBILE: Euro 7.500,00

Link - MALATTIE REUMATICHE

IL MEDICO RISPONDE

Link - MALATTIE REUMATICHE

A.I.R.A. O.n.l.u.s. aderisce a CnAMC