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MALATTIE REUMATICHE DIMENTICATE DALL'EUROPA

L'UNIONE EUROPEA HA LASCIATO FUORI DALL'ELENCO DELLE "PATOLOGIE MAGGIORI" LE REUMATICHE, QUELLE CHE HANNO DIRITTO A FONDI PER LA RICERCA NONOSTANTE LA LARGA DIFFUSIONE.

E' difficile da capire e accettare. Da capire perché il comportamento dell'Unione Europea verso le malattie reumatiche ha francamente poca logica, non solo dal punto di vista etico, ma anche scientifico, ciò che equivale ad un suoicidio in termini commerciali e di ricerca. Inaccettabile per si rischia di vedere mortificare, se non scomparire la ricerca in reumatologia in Europa e consegnarla in modo eclatante agli Stati Uniti e al Giappone che invece investono molto nella ricerca per queste patologie
Purtroppo l'UE ha pensato bene di lasciar fuori dall'elenco della "patologie maggiori" per intenderci, quelle che hanno diritto a fondi per la ricerca, le reumatiche. Di fatto una decisione, che non solo lascia perplessi i ricercatori, ma che non tiene conto dei milioni di soggetti affetti da malattie reumatiche, delle loro esigenze, delle loro sofferenze, delle speranze che pongono nella scoperta di nuovi farmaci.
E' da dire che le patologie reumatiche, rappresentano le malattie più frequenti osservate negli ambulatori dei medici di famiglia.

L'Italia, una nazione che ha dimostrato che ha dimostrato un grande impegno, che ha avuto e continua ad avere un ruolo di rilievo nello sviluppo delle conoscenze su questo gruppo di malattie, dall'artrosi, alla spondilite anchilosante, all'artrite reumatoide, a quella psoriasica, dovrebbe fare sentire la sua voce. Ne ha tutti i titoli. E il dovere di farlo.
Le malattie reumatiche hanno una notevole diffusione e costi diretti e indiretti (sono la prima causa di assenza nel lavoro nel mondo industrializzato) non indifferenti.
Nonostante rappresentino un problema medico-sociale tra i più rilevanti, continuano, ancor oggi, ad essere gravate da disinformazione, pregiudizi e non ricevono la stessa notorietà e considerazione di altre malattie.
Eppure, le sofferenze, il rischio di invalidità che tali patologie comportano sono elevatissimi.
La non elevata mortalità, priva queste malattie di quella drammaticità e di quel carattere emozionale che fa presa sull'opinione pubblica e spinge le autorità sanitarie ad adottare provvedimenti.
E' assente l'attenzione sulle gravi problematiche che queste malattie comportano; sofferenze a volte pesanti, qualità di vita scadente, rischio di invalidità, progressiva autoemarginazione dalla vita affettiva e famigliare.
Purtroppo è ancora viva l'errata convinzione che malattie reumatiche come l'artrosi, le lombalgie, le spondiloartriti, le artriti, siano un processo fisiologico dovuto all'età e, pertanto, inevitabili, una falsa opinione che ha però generato in molti l'errata opinione che, a queste malattie, occorre rassegnarsi. Una sorta di rassegnazione che ha contagiato anche i medici (per fortuna oggi sempre meno), l'opinione pubblica, le autorità politico-sanitarie.
In questo clima, è indubbia la necessità di creare una cultura delle malattie reumatiche e degli obbiettivi che si possono raggiungere con la prevenzione, la cura, la riabilitazione. In passato è prevalsa la tendenza a curare i sintomi.
Oggi per fortuna, qualcosa sta cambiando. Il buon reumatologo ha orizzonti più chiari, maggiori possibilità diagnostiche e terapeutiche rispetto ad anni fa, ma ancora si scontra con una imperfetta organizzazione territoriale, quando si sa che il malato reumatico necessita di un'adeguata canalizzazione verso strutture dedicate alla reumatologia.
In mancanza di un ripensamento dell'UE, c'è il rischio di veder mortificare la ricerca dedicata alle malattie reumatiche dai paesi europei, con la conseguente dispersione di quelle intelligenze che in questi anni hanno raggiunto traguardi conoscitivi di grande rilevanza. Il risultato sarà la consegna di una leadership raggiunta nel campo delle malattie reumatiche ad altre nazioni come l'America e il Giappone che, invece, con una politica intelligente e futuristica, verso un mercato immenso, continuano ad investire in modo prepotente nella ricerca. Un peccato che l'Europa potrebbe pagare caro.

COMMENTO:
Tale argomentazione doveva apparire nella sezione “l’edicola dei reum amici”, ma vista l’importanza della notizia arriva in prima pagina, sino all’aggiornamento di Settembre.

Al di la delle considerazioni fatte dal giornalista di zerotresicilia, che ringrazio della forte sensibilità dimostrata; ribadisco la necessità di restare uniti per lottare contro questa sorta di congrega del menefreghismo Europeo. Non si può far finta di nulla. Di fronte a decisioni tanto gravi occorre una reazione d'orgoglio, che dimostri lo sdegno dei malati reumatici di fronte ad una scelta tanto illogica quanto azzardata.
Non mi meraviglio invece dell'enorme omertà, che tale notizia ha riscosso nella stampa e nelle televisioni, non una parola, non un accenno.
Sono convinto che decisioni simili prese da pochi stolti, possano essere ribaltate dall'impegno di molti.
Iscrivetevi all'A.I.R.A., e insieme lotteremo per vedere riconosciuti i nostri diritti di malati REUMATICI.


Stefano Spelta
Presidente A.I.R.A.

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