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NUOVO FARMACO DAL MAURIZIANO

Parte mercoledì, all’ospedale Mauriziano, la sperimentazione dell’ocrelizumab, anticorpo monoclonale atteso come una grande speranza per chi soffre di artrite reumatoide, la più grave malattia reumatica. Mille pazienti nel mondo saranno sottoposti alla prova di efficacia di un farmaco che - se otterrà i risultati sperati - sarà messo in commercio anche nel nostro Paese come terapia interamente a carico del Servizio sanitario nazionale.
La sperimentazione è affidata all’équipe diretta dal dottor Raffaele Pellerito, primario della Reumatologia del Mauriziano, reparto all’avanguardia in Piemonte come numero di sperimentazioni nel campo della reumatologia, condotte anche contro la sclerodermia.
La ricerca sul nuovo medicinale inaugura a Torino la fase 3, quella della somministrazione a un numero allargato di pazienti: «L’arruolamento di queste persone - spiega Pellerito - è particolarmente difficoltoso, perché i malati devono trovarsi in uno stadio iniziale della malattia, non avere gravi patologie associate, ma soprattutto non esser ancora stati sottoposti ad altre cure importanti, fra cui quella oggi più comunemente utilizzata».
 
Il farmaco - spiega il dottor Pellerito - è simile a un’altra sostanza già in commercio. «Un medicinale però non così “puro” come l’ocrelizumab, che può creare resistenza e provocare allergie». La terapia che sarà sperimentata al Mauriziano prevede una somministrazione per via endovenosa di due dosi della nuova sostanza, e una seconda infusione a sei mesi o a un anno di distanza, «non appena l’efficacia del farmaco iniettato inizia a svanire», spiega sempre il primario di Reumatologia.
L'artrite reumatoide colpisce in Italia oltre 300 mila persone, soprattutto donne. Malattia cronica, aggredisce le articolazioni, infiammando le membrane che gonfiano fino all’invalidità. L’infiammazione raggiunge i tessuti che circondano l'articolazione causando una graduale distruzione. Mani, piedi, gomiti e ginocchia si deformano.
«Molti sono i farmaci utilizzati - spiega Pellerito - ma oggi si tende a fronteggiare la malattia sempre più precocemente». Medicinali prescritti fino a qualche anno fa come ultima possibilità sono entrati a far parte di terapie più precoci, perché - rivelano gli specialisti - «il 40 per cento dei pazienti non trae più sufficienti benefici dalle terapie disponibili». La speranza è dunque nella ricerca medica, come quella che viene sperimentata da questa settimana al Mauriziano.
Ancora il dottor Pellerito: «Qui all’Umberto I, grazie alle numerose sperimentazioni condotte, conosciamo i farmaci circa tre anni prima della loro messa in commercio. Molecole di dieci anni fa continuano a restare attive, ma i pazienti, nel tempo, sviluppano resistenze a questi medicinali, e la loro efficacia quindi si riduce».
 
Tra i farmaci sperimentati nel reparto di Reumatologia dell’ospedale di largo Turati c’è anche una nuova cura in grado di bloccare l’evoluzione della sclerodermia, patologia che colpisce 20 mila italiani (1500 soltanto in Piemonte), in particolare donne fra i 30 e i 50 anni, indurendo la pelle fino a farla diventare simile al cuoio. L’efficacia di quest’ultima sostanza, il botesan, è stata dimostrata da diversi studi scientifici condotti non solo a Torino: la ricerca ha messo in luce che il farmaco - approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (Emea) nel 2007 e rimborsato in Italia dal servizio sanitario nazionale - permette di ridurre di quasi il 50 per cento la formazione di nuove ulcere alle dita nei pazienti trattati per quattro mesi consecutivi. (Fonte, LA STAMPA).

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