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OSTEOPOROSI NON SOLO AL FEMMINILE - LE NUOVE LINEE GUIDA

OSTEOPOROSI NON SOLO AL FEMMINILE - LE NUOVE LINEE GUIDA - MALATTIE REUMATICHE

 

MILANO - Una questione tutta al femminile. È così che la maggioranza della gente considera l'osteoporosi: una malattia da donne in menopausa, nulla più. Il guaio è che in questo caso la maggioranza non ha ragione: la fragilità delle ossa è anche un problema maschile e anzi lo sta diventando sempre di più, complice l'invecchiamento della popolazione. Per arginare le fratture da ossa deboli nell'uomo e dare indicazioni pratiche sul trattamento più adatto ai signori, troppo spesso ignorati dagli stessi medici, la Endocrine Society statunitense ha da poco pubblicato le più nuove linee guida in materia.

 

OSTEOPOROSI MASCHILE – Secondo i dati statunitensi, che ricalcano da vicino le stime italiane, circa il 20 per cento dei pazienti con osteoporosi è di sesso maschile: nel nostro Paese il problema riguarda oltre un milione di anziani, che vedono peggiorare la qualità di vita ma soprattutto sono ad alto rischio di fratture e quindi hanno una maggiore mortalità rispetto ai coetanei con le ossa in forma. «La mortalità dopo una frattura provocata dall'osteoporosi è superiore negli uomini rispetto alle donne e il sesso maschile sembra anche particolarmente a rischio di rompersi le ossa: almeno negli Stati Uniti, poco meno del 25 per cento delle fratture osteoporotiche riguarda uomini», ha spiegato Nelson Watts dell'Osteoporosis and Bone Health Service di Cincinnati, coordinatore delle nuove linee guida.

 

LINEE GUIDA – Il documento ha il merito di fare chiarezza su chi sia maggiormente in pericolo e soprattutto quali contromisure debbano essere prese: innanzitutto, indica negli over 70 e negli uomini fra 50 e 70 anni con fattori di rischio (fumatori, magri, che hanno avuto una frattura in età adulta) i "sorvegliati speciali" per i quali è sempre consigliabile una mineralometria ossea. Una raccomandazione che va a sommarsi con quella del recente documento di consenso sull'osteoporosi dell'European Menopause and Andropause Society, che consiglia di sottoporre tutti gli uomini over 50 (a maggior ragione se sottopeso) al FRAX test, un questionario in 12 domande messo a punto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per stabilire il rischio di fratture nei successivi dieci anni. Altra valutazione utile, secondo le linee guida appena approvate, la misurazione della quantità di vitamina D presente nel sangue: gli anziani che non raggiungono il livello soglia di 30 nanogrammi per millilitro dovrebbero assumere integratori per arrivare almeno a questo valore-limite. Soprattutto chi è a rischio, inoltre, dovrebbe introdurre ogni giorno 1.000-1.200 milligrammi di calcio, preferibilmente dai cibi: gli integratori vanno presi in considerazione solo se l'apporto alimentare (attraverso latticini o vegetali ricchi di calcio fra cui spinaci, radicchio, noci o mandorle) è insufficiente. «Infine, i farmaci si possono somministrare agli over 50 che hanno avuto una frattura all'anca o al femore, ma anche a chi ha valori di densità ossea molto bassi soprattutto se associati a fattori di rischio clinici», si legge nel documento. Purtroppo in Italia i farmaci sono gratuiti solo per chi ha già avuto una frattura o ha una densità ossea molto bassa: questo, stando agli esperti, porta a utilizzarli meno di quanto sarebbe opportuno. Se usati bene infatti, per esempio alternandoli senza prendere lo stesso principio attivo per anni, riducono dal 30 al 70 per cento il rischio di fratture. Un bel vantaggio se si considera che per la terapia si spendono in media 40 euro al mese, mentre i soli costi diretti delle fratture di femore in Italia ammontano a un miliardo di euro all'anno.

 


Elena Meli

  

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