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RICONOSCERE L'ARTRITE REUMATOIDE

Arrivano dell'American College of Rheumatology e dell'European League against Rherumatism i criteri di classificazione che puntano alla diagnosi precoce
MILANO - Ricercatori dell’American College of Rheumatology e dell’European League against Rheumatism hanno ridefinito i criteri di classificazione per l’artrite reumatoide focalizzando l’attenzione sui fattori in grado di discriminare al meglio, in una fase iniziale, tra pazienti più o meno a rischio di sviluppare forme persistenti e gravi della malattia. I nuovi criteri, pubblicati di recente sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases, consentirebbero di identificare la malattia a stadi molto precoci, dando così la possibilità di intervenire con trattamenti mirati già nelle fasi iniziali, prima che diventi cronica.

NUOVI CRITERI - I precedenti criteri di classificazione, che risalgono al 1987, si basavano essenzialmente sull’identificazioni di sintomi caratteristici di forme di artrite reumatoide già in fase avanzata, quando ormai le articolazioni erano danneggiate. Il recente sviluppo di nuove terapie, a partire dai diversi farmaci biologici oggi disponibili, ha indotto i reumatologi europei e americani ad aggiornare questi criteri, procedendo per gradi. In una fase iniziale i ricercatori hanno raccolto dati scientifici sui pazienti con sintomi di artrite precoce e ad alto rischio di sviluppare forme più gravi della malattia. Nella seconda fase hanno cercato di individuare quali fossero i fattori più importanti per lo sviluppo di danni alle articolazioni. Nella terza fase, infine, le informazioni raccolte su questi due fronti sono state combinate insieme con lo scopo di elaborare un sistema a punti per stabilire dei limiti oltre i quali la malattia potesse essere diagnosticata. Nello specifico, i nuovi criteri di definizione prevedono che un paziente sia affetto da artrite reumatoide quando è presente una sinovite (ovvero l’infiammazione della membrana sinoviale delle articolazioni) in almeno un’articolazione, non dovuta a gotta o ad artrite da infezione, e quando i sintomi riportati totalizzano un punteggio pari o maggiore a sei. Questo punteggio tiene in considerazione il numero di articolazioni gonfie per oltre sei settimane, la durata dei sintomi e gli esiti di alcuni specifici esami di laboratorio.

APPLICAZIONI - «Queste nuove direttive hanno l’obiettivo di non arrivare tardi alla diagnosi di artrite reumatoide - osserva Gianfranco Ferraccioli, responsabile della Struttura Complessa di Reumatologia del Policlinico Gemelli di Roma nonché uno dei redattori dei nuovi criteri -. Oggi sappiamo che un intervento precoce può fare la differenza. Alla luce delle attuali conoscenze i vecchi criteri sono diventati obsoleti. Tra le novità delle direttive che abbiamo appena redatto va sicuramente menzionata quella che prevede da parte del reumatologo un’attenta misurazione dei parametri clinici. Per esempio, ci si deve abituare a contare le articolazioni gonfie perché così facendo si può capire dove andrà a parare la malattia e quindi individuare meglio l’approccio più vantaggioso».

Antonella Sparvoli
19 novembre 2010
da "Corriere Salute"

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