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SALUTE : ALLARME REUMATOLOGI, 1 PAZIENTE SU 2 NON RISPONDE A CURE ARTRITE

(ASCA) - Roma, 22 ott - Trascorre in media un anno tra la comparsa dei primi sintomi e la scoperta destabilizzante dell'artrite reumatoide, mentre e' frequente che si arrivi dal reumatologo e alla terapia piu' idonea dopo percorsi tortuosi. Anche a causa di una ridotta e non uniforme presenza degli specialisti sul territorio italiano. Il risultato? Un paziente con artrite reumatoide su due non raggiunge un buon controllo della malattia o non risponde affatto agli attuali trattamenti. Se ne e' discusso a Sorrento in occasione del convegno ''RA therapy: look to change'', una due giorni di approfondimento che si chiude oggi e che ha riunito 160 esperti della reumatologia italiana. I clinici si sono confrontati in particolare sulle nuove speranze terapeutiche e sul ruolo chiave di una proteina, l'interleuchina-6 (IL-6), recentemente identificata come responsabile del processo infiammatorio alla base dell'artrite reumatoide. L'artrite reumatoide e' una malattia reumatica fortemente invalidante, che colpisce 300 mila italiani, nel 75% dei casi donne specie in eta' lavorativa, tra i 35 e i 50 anni. ''L'Italia soffre ancora di un ritardo diagnostico - spiega Gabriele Valentini, professore ordinario di Reumatologia e direttore dell'Unita' Operativa di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Seconda Universita' di Napoli - e spesso nell'artrite reumatoide la perdita di tempo si traduce in maggiore probabilita' di disabilita'. La diagnosi precoce e' quindi fondamentale perche' gli obiettivi raggiungibili sono inversamente proporzionali ai tempi della diagnosi''. Al problema della diagnosi si aggiunge una sorta di ''circolo vizioso'': ''Lo specialista a cui il paziente viene inviato - commenta Valentini - non e' sempre il reumatologo e spesso non si arriva alla cura appropriata proprio perche' non ci si rivolge allo specialista adeguato. Cosi', da un lato c'e' una parte di pazienti che viene inappropriatamente trattata con farmaci potenti; dall'altra parte, pazienti che non riescono a contattare lo specialista e a curarsi con la terapia adeguata. La sfida per il futuro e' riuscire a identificare il farmaco piu' adatto al singolo paziente a priori e non piu' a posteriori''. Sul fronte dei farmaci, invece, gli esperti guardano con speranza alle terapie biologiche di ultima generazione, come tocilizumab, che agisce proprio bloccando il recettore dell'interleuchina-6, spostando cosi' il ''bersaglio'' e aumentando l'efficacia del trattamento.

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