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SOSTANZA MOLTO DISCUSSIA PROPOSTA PER IL TRATTAMENTO DELLA FIBROMIALGIA

Provoca facilmente abusi. Ma potrebbe servire a migliorare i disturbi di chi soffre dell’ancora piuttosto misteriosa malattia caratterizzata da dolore cronico
MILANO - Negli anni il sodio oxibato non si è fatto una buona fama: viene importato abusivamente dal Messico agli Stati Uniti per essere usato come droga, e i più malintenzionati non lo usano tanto su di sé, quanto per stordire le loro vittime, prima di derubarle o stuprarle, senza che il giorno dopo ricordino più nulla, o quasi. Esiste anche in una formulazione approvata per il trattamento della narcolessia, una condizione che provoca sonnolenza diurna al punto che chi ne soffre si addormenta improvvisamente più volte al giorno, da usare solo nei casi in cui si associa a catalessi, cioè a un’improvvisa perdita del tono muscolare tale da determinare cadute e paralisi transitorie. «In realtà questa indicazione è subentrata solo di recente» precisa Giovanni Umberto Corsini, neurofarmacologo dell’Università di Pisa. «In un primo tempo questa sostanza è stata introdotta in Italia sotto forma di sciroppo per aiutare nella disintossicazione degli alcolisti».

LA RICERCA - Il sodio oxibato, che nasce, a dosaggi più elevati, come anestetico, in minori quantità provoca benessere, rilassamento e un leggero effetto euforizzante. Un gruppo di ricercatori dell’Oregon Health & Science University di Portland ha quindi voluto provarlo su un gruppo di malati di fibromialgia, la malattia di cui ancora non sono ben chiare cause e meccanismi di insorgenza, ma che si manifesta con dolori cronici in diverse parti del corpo, affaticamento e malessere. Secondo la National Fibromyalgia Association solo negli Stati Uniti colpisce circa dieci milioni di persone, un mercato potenziale che attira l’attenzione di molte cause farmaceutiche. La ricerca presentata all’Annual Meeting dell’American Pain Society 2010 a Baltimora ha dimostrato che il controverso medicinale è efficace in più della metà dei malati, mentre ciascuno dei farmaci attualmente in uso per questa patologia funziona in non più di 4 pazienti su 10. «Abbiamo coinvolto più di 300 pazienti seguiti in diversi centri degli Stati Uniti» spiega Kim Dupree Jones, che ha coordinato il lavoro. «A metà di loro abbiamo dato il medicinale da prendere tutte le sere per 14 settimane, a due diversi dosaggi, mentre l’altra metà, senza saperlo, ha ricevuto un placebo». Prima di cominciare, tutti i partecipanti erano stati sottoposti a un test per la valutazione dell’entità della loro sintomatologia dolorosa: in una scala da 0 a 100, il punteggio medio era di 72. Alla fine il dolore era diminuito di almeno il 30 per cento in oltre la metà dei malati che avevano preso il farmaco, ma solo nel 35 per cento di chi aveva assunto il placebo. Un vantaggio significativo si è registrato anche in termini di affaticamento e benessere generale, tutti benefici che si erano fatti sentire fin dalla prima settimana di trattamento.

IL COMMENTO- «Non mi stupisce che il farmaco provochi questi effetti» commenta il neurofarmacologo toscano, «quanto che si pensi di estenderne l’indicazione ai malati di fibromialgia. Il rischio di abuso è ben noto, tanto che in molti centri di disintossicazione degli alcolisti si sta facendo marcia indietro, abbandonando il sodio oxibato per tornare a prodotti più tradizionali». Nel caso della fibromialgia il rischio di abusi sarebbe amplificato dal fatto che non esistono esami certi per diagnosticare o escludere la malattia, che viene riconosciuta solo sulla base delle caratteristiche del dolore, facilmente simulabile. Eppure l’azienda che lo produce negli Stati Uniti, e che ha finanziato lo studio, ci vuole provare. E ha già presentato il dossier necessario per l’approvazione alla Food and Drug Administration.

Roberta Villa
21 giugno 2010

da "Corriere Reumatologia
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