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TERAPIE PSICOLOGICHE PER LA FIBROMIALGIA

MILANO - La terapia comportamentale e quella cognitivo-comportamentale possono essere utili per i pazienti che soffrono di dolore cronico, ad esempio per chi ha la fibromialgia. Lo sostiene un'ampia revisione degli studi condotti sull'argomento della Cochrane Collaboration, ente internazionale che si occupa della valutazione indipendente delle ricerche scientifiche.

REVISIONE – I ricercatori, guidati da Cristopher Eccleston del Centre for Pain Research dell'università di Bath, hanno preso in considerazione 40 sperimentazioni scientifiche che hanno coinvolto poco meno di 5 mila pazienti con dolore cronico di varia natura (escludendo però i casi di mal di testa, emicrania o dolore cronico provocato da tumori). Nella maggior parte dei casi gli studi avevano messo alla prova la terapia cognitivo-comportamentale per verificare se avesse effetti sul dolore, ma anche sull'umore o sulla disabilità funzionale associata al dolore cronico. Dopo aver rimesso assieme tutti i dati, Eccleston ha concluso che la terapia cognitivo-comportamentale ha un effetto, per quanto abbastanza limitato, su tutti i parametri presi in considerazione; per la terapia comportamentale, invece, ci sarebbero minori evidenze di efficacia sul dolore e nessuna influenza significativa sul tono dell'umore e la disabilità.

GESTIONE DEL DOLORE – Entrambe queste terapie cercano di aiutare il paziente a gestire meglio il dolore ed affrontarne gli aspetti psicologici e pratici: la terapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, insegna come evitare i pensieri negativi, tecniche di rilassamento, stratagemmi per migliorare il movimento evitando il dolore; la terapia comportamentale “addestra” i pazienti a modificare i propri comportamenti per ridurre il dolore. Entrambe sono in uso da decenni e spesso vengono consigliate quando il dolore è cronico, destabilizzante e non si è riusciti a ridurlo attraverso altre modalità di intervento. Le terapie psicologiche, infatti, possono aiutare i pazienti a comprendere meglio che cos'è il dolore cronico e soprattutto insegnare a conviverci. Restano però molti punti da chiarire: «Le terapie psicologiche possono ridurre la depressione, l'ansia e la disabilità associate al dolore cronico e avere effetti positivi sul dolore stesso. Le ricerche condotte finora però non sono riuscite a stabilire in maniera univoca e una volta per tutte quali siano le modalità di trattamento migliori o la durata ottimale della cura – spiega Eccleston –. Il termine “terapia cognitivo-comportamentale”, infatti, copre un gran numero di interventi diversi e variegati perfino per quanto riguarda la valutazione dei risultati. Anche per questo a oggi è impossibile dire quali caratteristiche di questi approcci terapeutici siano critiche per il miglioramento delle condizioni dei pazienti: per capirlo bisognerebbe realizzare studi in cui vengano messe alla prova forme “semplici” di terapia comportamentale o cognitivo-comportamentale, piuttosto che trattamenti eterogenei». In attesa di nuove certezze, pare comunque certo che le terapie psicologiche non facciano male, semmai lasciano poco più del tempo che trovano.

Elena Meli
25 maggio 2009(ultima modifica: 26 maggio 2009)

Fonte: http://www.corriere.it/salute/reumatologia...44f02aabc.shtml
 

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