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TOCILIZUMAB - BUONO IL RAPPORTO COSTO-EFFICACIA

TOCILIZUMAB -  BUONO IL RAPPORTO COSTO-EFFICACIA - MALATTIE REUMATICHE

Tocilizumab, buono il rapporto costo-efficacia nei pazienti intolleranti al metotrexate.

 

Ottime notizie per il sistema sanitario e per i pazienti con artrite reumatoide che non tollerano il metotrexate. Secondo un recente studio condotto nel Regno Unito, tocilizumab in prima linea è una strategia terapeutica in grado di offrire maggiori benefici con minori costi sia diretti che indiretti.
Perché la necessità di calcolare il rapporto costo/beneficio per tocilizumab?

Considerando i costi diretti, indiretti e quelli legati alla perdita di produttività sul lavoro a causa della malattia, si stima che l’artite reumatoide costi ogni anno al Regno Unito fra i 3,8 ed i 4,75 miliardi di sterline. Nel caso di un’AR in fase precoce, questi costi sono determinati prevalentemente dai costi indiretti, che includono anche quelli derivanti dalla rinuncia dei familiari dei pazienti a lavorare.

Con il progredire della malattia, dolore, disagio e inabilità fisica peggiorano; questo il momento in cui il paziente ricorre maggiormente all’utilizzo di servizi sanitari e farmaci, i cui costi contribuiscono in maniera preponderante ad aumentare i costi complessivi.
Questo studio è stato quindi realizzato con l’obiettivo di valutare il rapporto costo-efficacia dell’aggiunta di TCZ all’attuale sequenza di trattamento, osservandolo dal punto di vista del ‘payer’ del Regno Unito.

Di grande importanza per il sistema sanitario i risultati emersi dallo studio.
Nei pazienti con artrite reumatoide (AR) in cui il metotrexate (MTX) è ben tollerato, l’aggiunta di tocilizumab (TCZ) dopo la sequenza standard di biologici era risultata associata a costi comparabili a quelli del trattamento standard (150.665 sterline e 150.127 sterline/anno), con miglioramenti modesti della qualità di vita del paziente.

Invece, secondo i ricercatori dell’ospedale universitario di Ginevra (Svizzera) e del Leiden University Medical Center (Leiden, The Netherlands), nei pazienti in cui MTX è controindicato è possibile aspettarsi un miglioramento più sensibile della qualità di vita (con costi complessivamente ridotti (147.641 sterline/anno).

“Complessivamente l’aggiunta di TCZ è stata ritenuta una strategia con un buon rapporto costo-efficacia, con un più minor incremento del rapporto costo-efficacia se TCZ è utilizzato in prima piuttosto che in seconda linea”, affermano gli autori dello studio pubblicato nel mese di maggio su Pharmacoeconomics.

Come è stato progettato lo studio? Scendiamo adesso nei dettagli implementativi dello studio.
Il disegno dell’analisi economica dello studio è stato concepito seguendo le linee guida stabilite dal gruppo di lavoro noto come ‘Outcome Measures in Rheumatoid Arthritis Clinical Trials’ (OMERACT). La struttura è stata inoltre progettata per rappresentare la pratica clinica in senso stretto.

Gli sperimentatori hanno sviluppato un modello di campionamento individuale per sintetizzare tutti gli input clinici ed economici. Sono quindi stati esplorati separatamente due diversi scenari: i pazienti in cui MTX era controindicato e quelli che invece lo tolleravano. In ciascuno dei due scenari l’analisi ha messo a confronto tre strategie: (i) lo standard di cura (SdC), che includeva una sequenza dei biologici più comunemente prescritti; (ii) una strategia basata sull’aggiunta di TCZ allo SdC in prima linea e (iii) una strategia in cui TCZ era aggiunto in seconda linea.

Le caratteristiche della coorte inclusa nel modello erano basate sui dati prelavati dal registro dei biologici della British Society for Rheumatology. Esse erano coerenti con la licenza del farmaco e rappresentative della popolazione affetta da AR del Regno Unito. Le evidenze relative all’efficacia del trattamento e alla qualità della vita erano state sintetizzate da studi clinici precedenti e da risorse secondarie.

L’indicatore utilizzato per misurare la qualità della vita era il ‘quality-adjusted life-year’ (QALY), che indica gli anni in più vissuti in perfetta salute.
Il peso medio dei pazienti è stato fissato a 70 kg e l’analisi ha considerato come orizzonte temporale tutta la durata di vita del paziente. L’analisi del registro ha inoltre fornito agli sperimentatori informazioni relative all’interruzione del trattamento, utili al fine di stabilire i parametri da includere nel modello.

Il profilo di sicurezza di tutti i trattamenti inclusi in ciascuna strategia era basato su una meta-analisi a rete e su una revisione della letteratura. L’analisi ha anche incluso i costi - riferiti al 2012 - relativi all’utilizzo delle risorse, all’acquisto dei trattamenti, alla somministrazione, al monitoraggio e agli eventi avversi legati al trattamento. L’incertezza nei parametri del modello è stata esplorata attraverso test statistici ad una coda e analisi di sensibilità probabilistica.

Nella popolazione di pazienti in cui MTX era controindicato, l’aggiunta di TCZ allo standard di cura in prima linea aveva generato un rapporto incrementale costo-efficacia (Incremental Cost-Effectiveness Ratio - ICER) stimato in 7.300 sterline per QALY guadagnati.
Se invece TCZ veniva aggiunto in seconda linea, ICER era stimato a 11.400 sterline per QALY guadagnati.

Nel gruppo di pazienti che tolleravano MTX, i costi stimati ed i QALY relativi alla strategia che includeva TCZ erano simili a quelli rilevati per lo standard di cura.
L’analisi di sensibilità ha mostrato che i parametri che influenzano i costi del trattamento – in particolare il peso corporeo del paziente in una variazione di ± 10 kg - possono avere un impatto notevole sui risultati complessivi di costo-efficacia.

La maggior parte delle altre analisi di sensibilità effettuate, quali l’utilizzo di equazioni differenti per la valutazione della qualità della vita, l’utilizzo o meno di cure palliative per il dolore ecc, sono risultate in cambiamenti modesti dell’ICER.

“Ulteriori ricerche sono necessarie per un certo numero di parametri del modello economico. In particolare, riguardo la sospensione, si potrebbe esplorare differenti ipotesi che testino la sospensione legata al trattamento, l’età, il genere ed altre caratteristiche del paziente”, dichiarano gli autori al termine della loro discussione.

“Inoltre, dal momento che nuovi ed ulteriori DMARD biologici saranno disponibili per i pazienti con AR, la ricerca potrebbe identificare sottogruppi in cui i trattamenti sono più efficacia, producendo potenzialmente maggiori risparmi per il provider sanitario”.
“L’aggiunta di TCZ allo SdC è risultata una strategia con un buon rapporto costo-efficacia nel trattamento dei pazienti con AR da moderata a severa”, concludono gli autori, aggiungendo che “nei mille campioni inclusi nella PSA [analisi di sensibilità probabilistica], la strategia con TCZ in prima linea aveva una probabilità stimata più elevata di determinare un buon rapporto costo-efficacia rispetto a TCZ in seconda linea”.

 

Pharmastar Giugno 2014

Francesca Sernissi

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