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UN ANTIMALARICO PER IL LUPUS

Il farmaco, molto sicuro ed efficace, riduce l'attività della malattia
MILANO - Le sorprese a volte arrivano da dove meno te le aspetti. Qualche anno fa forse in pochi avrebbero scommesso che l'idrossiclorochina, un antimalarico, potesse diventare un farmaco prezioso da associare alla terapia di svariate malattie reumatiche. Eppure i dati scientifici che confermano l'efficacia di questo medicinale, ben noto e usato da tempo, sono ormai numerosi. L'ultimo risultato incoraggiante arriva da una ricerca uscita su Arthritis and Rheumatism, secondo cui nei pazienti con lupus eritematoso l'idrossiclorochina ridurrebbe la probabilità di andare incontro a danni ai reni.

STUDIO – Gli autori hanno esaminato un database di pazienti con lupus, il LUMINA (Lupus in Minorities, Nature versus nurture), andando a valutare il danno renale dei partecipanti e l'eventuale uso di idrossiclorochina: stando ai risultati, aver assunto questo farmaco protegge i reni e abbassa la probabilità che vengano danneggiati dall'infiammazione. Un'eventualità tutt'altro che ipotetica in caso di lupus: i pazienti sviluppano un'infiammazione e sintomi renali nel 50-70 per cento dei casi e poi, quando si instaura una nefrite, un malato su quattro arriva addirittura all'insufficienza renale vera e propria. Avere un medicinale che impedisca il realizzarsi di questa cascata di eventi, tra l'altro in quasi totale sicurezza, è un bel passo avanti.

VANTAGGI – «Una caratteristica fondamentale dell'idrossiclorochina è l'estrema maneggevolezza: gli effetti collaterali seri sono rari – interviene Leonardo Punzi, del Dipartimento di Reumatologia dell'università di Padova –. A fronte di ciò, esiste ormai una gran mole di letteratura scientifica che prova come questo antimalarico abbia una gran quantità di aspetti positivi, che lo rendono davvero utilissimo in reumatologia e non solo. Il dato appena pubblicato è l'ultimo di una lunga serie: si sa che l'idrossiclorochina riduce il rischio di sviluppare tumori, ha proprietà antibatteriche, diminuisce i grassi nel sangue, nelle malattie autoinfiammatorie riduce l'infiltrato linfocitario. Non a caso dai reumatologi viene usata già da tempo in associazione alle cure standard: ad esempio, è auspicabile prescriverla in associazione ai farmaci biologici per la terapia dell'artrite reumatoide perché abbassa il colesterolo nel sangue. E nei pazienti curati con steroidi ci consente spesso di ridurne il dosaggio, diminuendo al contempo il rischio di effetti collaterali. Insomma, con tutte queste qualità vien quasi voglia di dire “me la prendo anch'io”». Ma l'idrossiclorochina viene già impiegata nella pratica clinica? «Sì, sono moltissimi i pazienti in cui viene associata di routine alla terapia in atto. Anche in chi soffre di lupus, perché il farmaco riduce effettivamente l'attività della malattia», conclude Punzi.

Elena Meli
21 ottobre 2009(ultima modifica: 22 ottobre 2009)

da "Corriere Salute"

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