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UN PROTOCOLLO CONTRO LA SCLERODERMIA

Un gruppo di esperti internazionale ha sviluppato nuove raccomandazioni per il trattamento della malattia
MILANO - E’ una malattia strana, subdola, spesso difficile da riconoscere. E per cui finora gli specialisti non avevano alcuna linea guida. Oggi, finalmente, c’è però un approccio comune condiviso, su cui si sono trovati i più grandi esperti internazionali di sclerosi sistemica progressiva. Niente a che vedere con la sclerosi multipla, che colpisce i nervi e con cui spesso i non addetti ai lavori la confondono. La sclerosi sistemica, o sclerodermia, è caratterizzata da un progressivo ispessimento della pelle (da cui il nome, che in greco significa proprio “pelle dura”) con conseguente perdita di elasticità. Ma questo è soltanto il più superficiale dei sintomi: spesso infatti essa colpisce anche organi interni quali polmoni, cuore, reni, esofago e tratto gastrointestinale. Attualmente non esiste alcuna cura, anche se sono disponibili diversi trattamenti che aiutano ad alleviarne i sintomi.

LE RACCOMANDAZIONI - L’uso delle terapie nei diversi casi era finora lasciato all’esperienza del singolo specialista. Da qualche settimana, però, esistono delle linee guida a cui i medici possono far riferimento per trattare al meglio chi soffre di questa malattia. Sono state infatti pubblicate sugli Annals of the Rheumatic Disease 14 raccomandazioni per il trattamento della sclerosi sistemica che, per la prima volta, prendono in considerazione la patologia nel suo complesso, dai disturbi della circolazione a livello delle dita alle conseguenze della malattia a livello dei polmoni, dal coinvolgimento dell’apparato gastroenterico alle crisi renali. Frutto del lavoro del gruppo EUSTAR (EULAR Scleroderma Trias and Research), un team internazionale composto da 18 esperti provenienti da Europa, USA e Giappone, due rappresentanti delle associazioni di pazienti e tre giovani reumatologi, le raccomandazioni sono il risultato dell’analisi della letteratura scientifica sull’argomento. «Questo primo approccio sistematico a tutti gli studi finora pubblicati ha permesso innanzitutto di formulare raccomandazioni utili per la scelta del trattamento più appropriato per ogni malato», ha commentato Irene Miniati, ricercatrice presso l’Università degli Studi di Firenze che ha partecipato alla stesura del lavoro.

Il contenuto delle raccomandazioni

IL FUTURO - «Ma le raccomandazioni sono di aiuto anche per definire in che direzione orientare la futura ricerca clinica». Infatti, ha aggiunto la ricercatrice, «nonostante negli ultimi anni si sia verificata una vera esplosione di interesse per la sclerosi sistemica e per i suoi meccanismi da parte di diverse branche della ricerca e della clinica medica, il meccanismo per cui si sviluppa la malattia rimane ancora sconosciuto e nessun importante progresso è stato finora compiuto dal punto di vista clinico e terapeutico». C’è ancora quindi molto da fare per migliorare le prospettive di chi si trova indurito, non solo nella pelle, ma fin nel profondo delle sue viscere. E una parte importante spetta alle istituzioni. Lo ricorda la Federazione delle associazioni europee di sclerosi sistemica (Fesca), che, in occasione dell’European Scleroderma Day del 29 giugno, ha chiesto che alla malattia venga riconosciuto anche in Italia lo status di malattia rara. Una misura che consentirebbe ai circa 25 mila pazienti italiani di ottenere un maggiore sostegno nell’affrontarla.

Fonte: http://www.corriere.it/salute/reumatologia...44f02aabc.shtml

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