DISABILE E LICENZIAMENTO PER TROPPE ASSENZE

DISABILE E LICENZIAMENTO PER TROPPE ASSENZE

DISABILE E LICENZIAMENTO PER TROPPE ASSENZE

La recente ordinanza 9095/2023 della Corte di Cassazione ha gettato nuova luce sulla questione della discriminazione nei confronti dei lavoratori disabili. Tale situazione si può verificare quando viene intimato il licenziamento per troppe assenze ossia per superamento del periodo del comporto, almeno quando detto periodo è identico sia per i lavoratori “sani” che per quelli con patologie. 


Cosa significa discriminazione indiretta nel caso dei lavoratori disabili?


Prendiamo ad esempio il caso di Tizio, un lavoratore disabile licenziato perché ha superato il periodo di comporto “breve” previsto dal suo contratto collettivo nazionale (CCNL) Federambiente, pari a 375 giorni negli ultimi 3 anni. In questo caso, applicare il comporto ordinario al lavoratore disabile, senza tenere conto delle specificità legate alla sua condizione, può essere considerato una forma di discriminazione indiretta.


Tutele dei lavoratori disabili: qual è stata la decisione dei giudici?


In primo grado, il Tribunale di Milano ha stabilito che il licenziamento di Tizio rappresentava una discriminazione diretta correlata alla sua condizione di disabile, in quanto si presumeva che le assenze fossero riconducibili alla situazione di disabilità del lavoratore. In secondo grado, la Corte d’Appello ha confermato la decisione del Tribunale, rilevando però che si trattava di una discriminazione indiretta, poiché il datore di lavoro aveva applicato le disposizioni del CCNL senza distinguere le assenze dovute a malattia da quelle giustificate dalle patologie correlate alla disabilità del lavoratore. Questa interpretazione contrasta con i principi espressi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza C-270/16 del 18 giugno 2018. La società ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la disposizione contrattuale, interpretata correttamente, non contiene alcuna previsione discriminatoria, nel rispetto del principio di trattamento del disabile riguardo alle condizioni del suo licenziamento.


Assenze dal lavoro del disabile: cosa ha stabilito la Cassazione?


La Corte di Cassazione ha confermato l’esistenza di una discriminazione indiretta, ma ha basato la sua decisione su una diversa motivazione. La Corte ha osservato che un lavoratore disabile è esposto al rischio ulteriore di malattie collegate al suo handicap e che, di conseguenza, un istituto che prevede conseguenze negative legate alla durata delle assenze per malattia svantaggia maggiormente i lavoratori disabili, creando una disparità di trattamento indirettamente basata sull’handicap, secondo l’articolo 2, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2000/78.


Quali sono le conseguenze per i datori di lavoro e i lavoratori disabili?


In base alla decisione della Corte di Cassazione, applicare il periodo di comporto breve ai lavoratori disabili costituisce una condotta indirettamente discriminatoria e, pertanto, vietata. Ciò implica che i datori di lavoro dovranno prestare maggiore attenzione nel gestire le assenze dei lavoratori disabili e adottare politiche che tengano conto delle specificità legate alla loro condizione.


È illegittimo stabilire un limite massimo di giorni di assenza per malattia del lavoratore disabile?


La Corte di Cassazione ha chiarito che non è illegittima la fissazione di un termine di comporto per il lavoratore disabile, ossia di un limite massimo in termini di giorni di assenza per malattia. Tuttavia, tale scelta discrezionale del legislatore o delle parti sociali deve essere finalizzata a combattere il fenomeno dell’assenteismo per eccessiva morbilità e perseguita con mezzi appropriati e necessari, quindi proporzionati, che tengano in considerazione il rischio aggiuntivo di un lavoratore disabile di essere assente da lavoro per malattia.


Cosa significa per i lavoratori disabili e i loro diritti?


La decisione della Corte di Cassazione segna un passo importante nella tutela dei diritti dei lavoratori disabili, garantendo loro una maggiore protezione dalle discriminazioni indirette nel contesto lavorativo. Questo implica che i lavoratori disabili possono beneficiare di un trattamento più equo e adeguato alle loro necessità, consentendo loro di lavorare in condizioni migliori e di sentirsi più tutelati dal punto di vista legale.


Conclusioni


In conclusione, l’ordinanza 9095/2023 della Corte di Cassazione rappresenta un momento cruciale nella lotta contro le discriminazioni indirette nei confronti dei lavoratori disabili. Questa decisione contribuisce a garantire un trattamento più equo per queste persone nel contesto lavorativo e a promuovere una maggiore inclusione e diversità sul luogo di lavoro. I datori di lavoro avranno quindi la responsabilità di adeguarsi a queste nuove disposizioni, mettendo in atto politiche e prassi che rispettino i diritti e le esigenze dei lavoratori disabili.


Diritti del malato - Tratto da laleggepertutti.it - di Angelo Greco - Aprile 2023

Torna indietro
Share by: