MALATTIE REUMATICHE - INFIAMMAZIONE DA CIBO E RUOLO DELL’INTESTINO.

MALATTIE REUMATICHE - INFIAMMAZIONE DA CIBO E RUOLO DELL’INTESTINO.

Aggiornamento Maggio 2020:


Fino a qualche decennio fa il reumatologo non si occupava dell’alimentazione per i pazienti reumatici. Non si conoscevano studi che dimostrassero che un regime specifico migliorasse il controllo dell’infiammazione.


Ancora oggi non sempre al reumatico, anche in centri ospedalieri, vengano dati consigli sulla dietetica: si danno suggerimenti se si è affetti da obesità o osteoporosi. Da molti anni sono stati pubblicati lavori sull’utilità della corretta ed equilibrata alimentazione: assumere pochi grassi saturi e carboidrati raffinati.


Un impulso alle ricerche è stato dato dal dr. B. Sears, biochimico ricercatore dell’Università di Harvard, con la scoperta di un sistema alimentare in grado di controllare l’infiammazione, noto come “Alimentazione a Zona”.


Utile si è dimostrata anche l’integrazione dell’assunzione degli acidi omega-3, derivanti dall’olio di pesce. Così come si sono dimostrati efficaci i polifenoli come antiossidanti. Di questo ed altro ne ha parlato il dr. Giuseppe Bova, medico reumatologo-nutrizionista, con una relazione tenuta a Rimini il 4-5 ottobre 2014,,in occasione del III° Meeting A.I.R.A..


  L’infiammazione


Dolore e infiammazione articolare accompagnano la maggior parte se non tutte le malattie reumatiche che costringono il paziente a ricorrere alle cure del reumatologo.


    ■ L’infiammazione acuta: è il primo e più rapido dei meccanismi naturali di allerta del nostro organismo, a difesa da un evento infettivo, virale o batterico, trauma, intossicazione da farmaci, metalli pesanti. Gli Anticorpi attaccano e distruggono gli agenti invasori, ripuliscono il connettivo dalle cellule danneggiate, riparano i tessuti fino ripristinare lo stato iniziale di salute.

    ■ L’infiammazione cronica. Se la fase iniziale di attivazione dell’infiammazione non si spegne completamente o se ci sono ricadute le reazioni infiammatorie si ripeteranno con fasi ricorrenti. Nell’infiammazione cronica si creeranno danni a tessuti connettivi, muscolare e osseo con fenomeni di cicatrizzazione, erosione, riassorbimento tissutale. L’evoluzione sarà l’anchilosi articolare con blocco e perdita della funzione articolare.


Il cibo, “killer silenzioso” attivante l’infiammazione:


Il sospetto che l’alimentazione errata potesse contribuire ad attivare o aggravare le malattie infiammatorie è stato sempre molto forte. Solo di recente è stato confermato che è responsabile di un’infiammazione a bassa intensità, spesso inavvertita dal paziente. L’infiammazione interessa principalmente localmente l’intestino con aumento della permeabilità alle esotossine e agli antigeni alimentari. Nel giro di pochi anni si arriva ad uno stato di disreattività immunologica che evolve verso l’autoimmunità sistemica.


Grande la reazione nel mondo quando nel febbraio 2004 il Time Magazine uscì in edizione straordinaria, per dare la notizia della scoperta dell’infiammazione segreta, col titolo “The Secret Killer Is Inflammation- Inflammation is a Secret or Silent Killer”.


L’infiammazione silente è una condizione preclinica che precede la comparsa delle malattie autoimmunitarie anche di un decennio. Va pertanto prevenuta controllando i fattori di rischio:


    ■ Stress.

    ■ Sedentarietà.

    ■ Tossicosi (da metalli pesanti, farmaci, pesticidi, inquinamento ambientale).

    ■ Diete incongrue ricche in carboidrati ad alto Indice glicemico (pane, pasta, riso…).

    ■ Cibi ricchi in grassi omega-6 e poveri in omega-3.


L’organismo darà segnali sub-clinici della presenza dell’infiammazione silente. Ma essendo sintomi comuni generali sono sottovalutati da medico e paziente. Attenzione a:


    ■ Stanchezza ricorrente.

    ■ Sonnolenza.

    ■ Stati depressivi.

    ■ Gonfiori addominali.

    ■ Alterazione a digiuno della glicemia.

    ■ Sovrappeso localizzato (ai fianchi).

    ■ Intolleranze alimentari.


Le conseguenze di uno stato silente sull’organismo saranno la comparsa di malattie croniche come:


    ■ Cancro.

    ■ Infarto, Ictus.

    ■ Diabete, Dislipidemie e Dismetabolismo.

    ■ Malattie autoimmunitarie.

    ■ Dermatiti croniche come psoriasi, cellulite, lichen.

    ■ Allergie, intolleranze.

    ■ Malattia di Alzheimer, Depressione.

    ■ Malattie cardiovascolari.

    ■ Artrite.

    ■ Osteoporosi.

    ■ Fibromialgia.

    ■ Disfunzione erettile, riduzione della libido.

    ■ Malattie respiratorie croniche.


Le malattie autoimmunitarie:


Le malattie autoimmunitarie sono diventate epidemiche in tutto il mondo. Vediamo quali sono le cause note sino ad oggi:


    ■ Genetiche nel 30%.

    ■ Ambientali da:


    ■ Virus (Epstein-Barr (EBV), Chlamydia pn., Mycop. pneum., morbillo, rosolia.

    ■ Geografici: E’alte latitudini per luce solare, esposizione raggi UVA, ipoVitD.

    ■ Stress prolungati.

    ■ Tossine professionali.

    ■ Fumo.

    ■ Vaccini.


E’ il colesterolo un fattore di rischio cardiovascolare o c’è dell’altro da considerare? L’atto di accusa di un cardiochirurgo americano


Il cardiochirurgo americano dr. Lundell, con all’attivo più di 5000 interventi a cuore aperto, qualche anno fa pubblicava un atto d’accusa contro i nutrizionisti americani.


“E’ l’alimentazione ricca in carboidrati raffinati e acidi grassi saturi responsabile delle vasculopatie coronariche, egli affermava. Infatti non tutti i deceduti per infarto presentavano colesterolo elevato”. Il fattore scatenante è invece l’infiammazione provocata dall’alimentazione in carboidrati e grassi con altre conseguenze metaboliche:


    ■ Diabete.

    ■ Dislipidemie (aumento colesterolo, trigliceridi).

    ■ Infarto miocardio.

    ■ Ictus.


Infatti con i carboidrati raffinati si hanno picchi di iperglicemia e conseguente aumento dell’insulina. Seguono una serie di reazioni a catena che portano all’infiammazione generalizzata. Quante Statine per l’ipercolesterolemia sono state e continuano ad essere prescritte inutilmente!


 Il tessuto adiposo coinvolto nell’infiammazione reumatica


Le Adipochine sono una categorie di ormoni scoperti nel 1987 e prodotte dalle cellule del tessuto adiposo. Più recentemente sono state individuate: Adiponectina, Leptina, la Resistina e Visfatina. Intervengono nella regolazione del metabolismo, del controllo del diabete, nelle infiammazioni. Sono a rischio chi è sovrappeso od obeso. Più grasso vuol dire più Adipochine e più infiammazione.


Di recente sono stai individuati due sostanze infiammatorie note come BAFF e PAF. Esse aumentano in corso di infiammazione da cibo legate alle intolleranze alimentari. Oggi c’è un semplice test ambulatoriale per ricercarle (Recallertest, Biomarker).


Nel 2007 su un’importante rivista, Nature Clinical Practice Rheumatology, riconobbe il ruolo delle adipochine in molte delle più diffuse malattie reumatiche.


  I cambiamenti ormonali legati all’infiammazione silente


In corso di infiammazione silente si assiste contemporaneamente ad alcune modificazioni ormonali a carico di:


    ■ Eicosanoidi.

    ■ Insulina.

    ■ Cortisolo.


Vediamoli nel dettaglio.


Eicosanoidi: sono ormoni prodotti da ogni cellula del corpo e, riversandosi nel torrente circolatorio, regolano le funzioni del sistema immunitario, cervello e cuore.


Conosciamo due serie di cellule:


Proinfianmmatorie: prevalgono cellule di stato infiammatorio tissutale espressione di difesa attiva. Avremo malattie come artriti, coliti, asma, Alzheimer.


Antinfiammatorie: azione opposta, soppressiva, per bloccare l’infiammazione e portare alla guarigione.


Lo squilibrio tra queste due serie, a favore della prima, porta all’ infiammazione silente. Per essere in salute devono esserci le due serie ma in equilibrio, avendo l’organismo bisogno di entrambe.


L’alimentazione controlla la produzione delle due serie. Vediamo come:


Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, presenti nell'olio di pesce, riducono gli eicosanoidi pro-infiammatori (cattivi), mentre gli acidi grassi omega-6, che si trovano in alte concentrazioni nell’olio di mais, soia, girasole, ne aumentano la produzione peggiorando lo stato infiammatorio.


Oggi consumiamo molti cibi ricchi in omega-6 rispetto quelli ricchi in acidi omega-3, con un rapporto vicino a 20:01. Troppo alto. Circa 80 anni fa era di 2:1!


Più cibi assumiamo ricchi in omega-6 e più acido arachidonico (AA) si forma.


Saranno questi i responsabili del dolore reumatico infiammatorio, con gonfiore e rossore associati. 


 Insulina, resistenza insulinica, diabete:


L’insulina, ormone ingrassante, è l’ormone che guida i nutrienti derivati dall’assunzione dei carboidrati, nelle cellule, e la sua secrezione è influenzata dalla glicemia. L’insulino-resistenza è la conseguente perdita di efficacia dell’insulina nel tempo e si accompagna ad aumento del peso e diabete.


Ma l’ iperinsulinemia è indice di infiammazione cronica, per l’aumento della produzione di acido arachidonico, che aumenta così gli eicosanoidi pro-infiammatori. Anche nel tessuto adiposo troveremo cellule infiammatorie (IL-6, IL10) e aumento progressivo della PCR.


Cortisolo:


Il cortisolo è l’ormone dello stress, è elevato nei soggetti sotto tensione continua. Nell’ infiammazione silente la corteccia surrenalica aumenta la produzione del cortisolo, per contrastare l’eccesso di eicosanoidi proinfiammatori. E’ la tipica ipercortisolemia del soggetto stressato cronico.


Vediamo le ripercussioni sull’organismo:


    ■ Aumento dell’insulino-resistenza con tendenza a problemi di peso.

    ■ Diabete.

    ■ Stato cognitivo compromesso, confusione sino all’ottundimento.

    ■ Ipofunzionalità della ghiandola tiroide.

    ■ Iporeattività del sistema immunitario con facilità ad ammalarsi o a recidive infettive.

    ■ Osteopenia sino all’osteoporosi.

    ■ Dismetabolismo, ipertensione arteriosa.


L’intestino nell’infiammazione. Le intolleranze alimentari, non sottovalutiamole


L’intestino è un organo con molte funzioni tra cui:


    ■ Transito e assorbimento.

    ■ Attività immunoregolatrice.


Ma è un organo nel complesso fragile e tende ad ammalarsi. Vediamo cosa compromette la funzione immunoregolatrice dell’intestino sino alla perdita della “permeabilità intestinale”.


    ■ La disbiosi intestinale.

    ■ Alterata permeabilità intestistanale (leaky gut).

    ■ Infezione dal microbo “Prevotella Copri”.


Disbiosi intestinale:


E’ un’alterazione della flora microbica da infezioni microbiche, intolleranze alimentari. La disbiosi è responsabile dell’alterata permeabilità intestinale e dell’infiammazione silente.


Alterata permeabilità intestinale:


Il prof. Alessio Fasano è un medico specialista americano, di origine italiana, famoso per le sue ricerche su Celiachia, Ipersensibilità Alimentari. Secondo il ricercatore la perdita dell’integrità della barriera intestinale è causata da una infiammazione localizzata da ipersensibilità di alcuni cibi:


        ■ Il frumento che contiene la Gliadina.

        ■ Lieviti e cibi fermentati.

        ■ Le Lectine presenti nei cereali, nei legumi, nelle patate e nei pomodori.

        ■ Le Solanacee: patate, pomodori, peperoni, peperoncino, melanzane.

        ■ Le Saponine: presenti nei legumi e soja.

        ■ Peperoncino ricco di capsaicina.


Questi alimenti, in natura, producono enzimi sulla superficie esterna per difendersi dagli agenti microbici (batteri, funghi) presenti sul terreno di coltura. Una volta ingeriti liberano queste sostanze tossiche che, a contatto della mucosa intestinale, creano quell’infiammazione localizzata responsabile dell’aumento della permeabilità intestinale.


Fattori non alimentari che aumentano la permeabilità intestinale:


    ■ Allergie.

    ■ Antibiotici.

    ■ Antiacidi.

    ■ Fans.

    ■ Virus, batteri, miceti.

    ■ Gravidanza.


Con l’alterata permeabilità dell’intestino si ha la perdita dell’effetto barriera intestinale: gli antigeni alimentari, che dovevano essere digeriti, arrivano invece a livello intestinale dove, passando nel sangue, provocano una reazione infiammazione cronica con dis-reattività immunitaria. L’evoluzione sarà verso le malattie autoimmunitarie.


A questo punto il problema delle intolleranze da cibo non va per nulla sottovalutato come d'altronde sostiene il prof. Alessio Fasano ed altri importanti autori internazionali.


(link: http://somvweb.som.umaryland.edu/absolutenm/templates/?a=879).


In una recente ricerca effettuata in Italia il 20% della popolazione è affetta di sola Ipersensibilità al Glutine, senza considerare tutte le altre, e nella maggior parte di essi si associano: 


    ■ M. di Chron.

    ■ Artrite reumatoide.

    ■ Eczema.

    ■ Psoriasi.

    ■ Sclerosi multipla.

    ■ Spondilite anchilosante.

    ■ Tiroidite di Hashimoto.


L’infezione dal microbo “Prevotella Copri”: 


Presente in molti soggetti con intolleranza alimentari, si è visto che predispone a molte malattie autoimmunitarie e soprattutto artriti reumatoidi.


 Gli Acidi Grassi Essenziali Omega-3 e Omega-6, elisir di lunga vita:


Gli acidi grassi sono detti essenziali perchè l’organismo non riesce a sintetizzarli, e devono essere assunti col cibo.


Si dividono in:


    ■ Omega-3, che derivano dall' acido alfa-linolenico (ALA). Da essi derivano:

    ■ L’Acido eicosapentaenoico (EPA).

    ■ L’Acido docosaenoico (DHA). DHA svolge un ruolo determinante per la formazione della retina e del Sistema nervoso centrale.


Le fonti di Omega-3:


Alcuni pesci (salmone, sgombro, tonno, trota, aringa) e nei loro olii derivati. Anche i semi di chia, di mirtillo rosso, di lino contengono ALA ma solo il 10% è trasformato in Omega-3. Quindi attenzione a chi è vegetariano o vegano: fate assunzioni integrative.


    gli Omega-6, derivano dall'acido linoleico (LA), tramite l’enzima Delta-5-desaturasi: sono trasformati in acido arachidonico, precursore degli ormai noti eicosanoidi cattivi infiammatori. 


Le fonti di Omega-6:


Olio di semi (soia, girasole), tuorlo d’uovo, frattaglie, carni rosse grasse, cereali della prima colazione.


Dagli omega-3 e omega-6 derivano due serie di ormoni importanti per la nostra salute con azioni opposte:


    Gli Eicosanoidi buoni (antinfiammatori)


* Dilatazione vasi sanguigni


* Inibizione aggregazione piastrine


* Riduzione processi infiammatori


* Controllo del dolore (cefalea)


* Effetto anti-allergico


* Riduzione patologie sistema immunitario


* Gastroprotezione


* Broncodilatazione


* Controllo della proliferazione cellulare


Gli Eicosanoidi cattivi (proinfiammatori)

 

* Vasocostrizione


* Azione trombogenetica


* Innesco e mantenimento flogosi


* Aumento del dolore


* Elevazione livello di istamina


* Aumento patologie del sistema immunitario


* Diminuzione difese organiche


* Broncocostrizione


* Minor controllo della proliferazione cellulare


Possiamo conoscere l’equilibrio tra questi ormoni richiedendo l’esame ematico AA/EPA.


Perchè l’insulina aumenta l’infiammazione e i dolori reumatici:


L’insulina attiva l’enzima Δ-5-desaturasi, con aumento nel sangue degli eicosanoidi cattivi. Se l’alimentazione è a contenuto ridotto di carboidrati raffinati (pane, pasta,), questo non succede. Se poi integriamo l’alimentazione con alte dosi di olio di pesce, sarà bloccata la formazione dell’acido arachidonico, responsabile delle infiammazioni.


Per valutare se la dose di omega-3 è sufficiente fare il controllo dei seguenti esami del sangue:


    ■ AA/EPA.

    ■ Insulinemia.

    ■ TRG/ .


 Gli esami da fare per riconoscere uno stato di infiammazione silente:


    ■ AA/EPA v.n. 1,5.


E’ il valore ideale riscontrato nei giapponesi, i più longevi nel mondo, con ridotta incidenza di malattie cardiovascolari. Gli americani hanno un valore medio di 11!


    ■ Insulina a digiuno v.n. 5-10 uIU/ml.


Valori superiori a 10 uIU/ml sono indice, oltre che di resistenza insulinica, di uno stato infiammatorio con rischio di sviluppare malattie cardiache.


    ■ TGL/HDL v.n. 1-2.


Dà un indicazione indiretta sulle LDL aterogene, di piccole dimensioni e aterogene, con un rapporto > 2, rispetto la presenza di LDL non aterogene, non a rischio quindi, con un rapporto < 1,5.


Esami di recente introduzione: BAFF e PAFF:


Sono 2 fattori aumentati in corso di infiammazione silente con ipersensibilità al cibo.


BAFF appartiene alle citochine proinfiammatorie. E’ prodotto da cellule attivate della mucosa intestinale da parte di antigeni di alimenti mal digeriti, che, a contatto con la mucosa intestinale, danno origine alla reazione infiammatoria.


Esami della fase tardiva infiammatoria, di scarsa utilità, facendo parte della fase tardiva:


    ■ Lipoproteina A.

    ■ Omocisteina.

    ■ PCR.


Quale alimentazione è consigliabile al reumatico nel controllo dell’infiammazione:


Il primo consiglio che mi sento di dare è di non andare a vedere su Internet: troverete più di 100 tipi di diete diverse tutte, secondo autori o venditori, efficaci. L'alimentazione è una scienza di competenza “medica” e richiede studio e applicazione. Purtroppo molti se ne stanno o vogliono appropiare indebitamente anche i non aventi diritto. Basta andare a vedere sui social network più diffusi.


Il mio consiglio: rivolgetevi sempre a un medico esperto !


I pazienti reumatici sono pazienti complessi così come i diabetici, gli obesi. Vanno gestiti da un medico con competenze, non solo nutrizionistiche, ma internistiche. Bisogna gestire bene le patologie associate, saper prescrivere ed interpretare gli esami strumentali. E questo non è cosa semplice, soprattutto se non si è medici.


“Fa che il cibo sia il tuo cibo e che il cibo diventi la tua medicina naturale” (Ippocrate, padre della medicina).


Recenti studi di un ricercatore biochimico, il dr. B. Sears dell’Università di Harvard, hanno portato a comprendere che il corretto rapporto tra carboidrati e proteine, ad ogni singolo pasto, e l’azione sull'insulina indotta dal cibo, erano le cause principali di moltissimi casi di malattie infiammatorie. Nasceva con lui nel 1995 il modello della “Dieta a Zona 40/30/30”.


Con tale sistema la produzione dell’insulina non supera mai i livelli critici così come a fine pasto la glicemia si mantiene nei limiti.


Questa è la prima dieta a “controllo ormonale col cibo”. Una vera e proprio rivoluzione.


L’alimentazione antinfiammatoria “a Zona 40/30/30/30”:


Non è una dieta ma uno stile di vita sano e naturale che fa raggiungere e mantenere l’efficienza mentale e fisica in poco tempo. Ve ne accorgerete dopo la prima settimana. L’unico farmaco richiesto è il cibo e questo cii riporta al principio espresso da Ippocrate.


Con le percentuali 40/30/30 s’intendono l’apporto delle calorie giornaliere suddivise tra il 40% dai Carboidrati, per il 30% dalle Proteine e per il restante 30% dai Grassi. Oggi si assumono circa il 65% di calorie in carboidrati al dì col risultato di avere milioni di persone, bambini compresi, sovrappeso o obesi. Non solo.


Sono aumentate le malattie del benessere come il diabete, le dislipidemia (aumento del colesterolo), la gotta. Ma chi mangia molti carboidrati si ammalerà anche di tumori, malattie autoimmunitarie come i reumatismi, le allergie, le intolleranze alimentari, la psoriasi. Questo perchè più carboidrati assumiamo più aumenta l’infiammazione nel sangue. Ormai l’assunzione eccessiva di carboidrati è responsabile “silente” dell’80% delle malattie più diffuse.


Niente rinunce con la Zona. Bisogna equilibrare correttamente l’assunzione dei macronutrienti ad ogni pasto.


Caratteristiche dell’alimentazione a Zona:


    ■ Fare 3 pasti e 2 spuntini al giorno.

    ■ Assumere gli integratori Omega 3 tutti i giorni almeno 2 grammi.

    ■ Scegliere:Assumere ai pasti principali tutti i giorni verdura e frutta.

    ■ Fonti proteiche magre, a basso contenuto di grassi saturi, come soia, pesce, carni bianche, formaggi magri, latte scremato, yogurt magro.

    ■ Carboidrati "favorevoli" con basso indice glicemico (cioè che non aumentano la glicemia nel sangue) presenti in frutta, verdura, ortaggi e cereali integrali.

    ■ Grassi saranno esclusivamente vegetali derivati dall'olio di oliva, dalle olive e dalla frutta secca come mandorle, pistacchi, pinoli.

    ■ Ridurre i carboidrati raffinati (pane, pasta, riso...).

    ■ Bere almeno 2 litri di acqua naturale.


I cibi preferibili da assumere


Carboidrati: Limitare quelli ad Alto Indice Glicemico come:


    ■ Pane, pasta, riso, pizza, biscotti, fette, grissini, patate.


Proteine: Preferire le carni bianche:


    ■ Pollo, tacchino, coniglio, selvaggina.


Carni rosse magre:


    ■ Manzo e vitello magri; bresaola, prosciutto, speck.


Pesce: (almeno tre volte la settimana):


Pesce azzurro (alici, sgombro, sardine, salmone).


Formaggi magri: ricotta, quark.


Uova: Sino a 3 la settimana.


Grassi:


    ■ Preferire olio e. v. d'oliva, olive.

    ■ Frutta secca.


Quale pesce. Gli Omega-3 sicuri e le dosi corrette:


Gli Omega 3 sono sostanze con funzione antinfiammatoria derivate dal pesce. Sono presenti nel pesce azzurro, olio, frutta secca. Per non essere costretti a consumare tutti i giorni almeno 200 grammi di pesce lo assumeremo 2-3 volte la settimana ma integreremo con gli omega-3, derivati dall’olio di pesce, sotto forma di capsule tutti i giorni.


La dose è importante nella prevenzione e cura delle varie patologie. Sarà personalizzata dal medico. Si va da 2,5 g. sino a 6 g. al dì indefinitivamente. Il miglioramento dell’artrite sarà legato in parte alla ridotta produzione degli eicosanoidi pro-infiammatori dall’altra alla minor produzione delle citochine (mediatori dell’infiammazione), TNF (fattore di necrosi tumorale) e le IL-6.


Da chi acquistare gli Omega-3. Vi consiglio in farmacia e non acquistate i derivati vegetali. Costano meno ma c’è una concentrazione bassa. Il problema di questi integratori è la purezza e la contaminazione da Mercurio. Vi consiglio di acquistare quelli che sono certificati dall’IFOS (http://www.nutrasource.ca/ifos/), ente internazionale, che garantisce la purezza, potenza e freschezza degli olii di pesce.


Cibi antiossidanti: i polifenoli


L’assunzione giornaliera deve essere di almeno 1g./dì. Abbondano soprattutto nella frutta e nella verdura fresca, ma anche nel tè, nel vino, nel cacao. La cottura ne riduce la quantità presente. Consumare cibi freschi.


Azioni generali dei polifenoli:


    ■ Antiossidante da eventi stressogeni (fumo, inquinanti, raggi UV, stress, attacchi virali,batterici).

    ■ Anticancerogenica.

    ■ Antiaterogena: riduzione della coagulazione delle piastrine e delle LDL.

    ■ Antinfiammatoria: inibizione sulla cascata dell'acido arachidonico.

    ■ Antibatterica e antivirale.


Categorie di polifenoli e presenza nei cibi


    ■ Antocianidine: mirtilli, melagrano. 

    ■ Carotenoidi: pomodori ricchi in licopene.

    ■ Quercitina: the verde, mirtilli.

    ■ Resveratrolo: presente nel vino rosso. Capacità di inibire la ciclo-ossigenasi.

    ■ Maqui: un piccolo mirtillo del cile ricco di polifenoli.

    ■ Curcuma con proprietà antinfiammatorie e antiallergiche.

    ■ Boswelia con proprietà antireumatiche.


La vitamina D:


Il metabolismo della vitamina D: il 90% della vit. D deriva dal colesterolo della cute (alimentazione), subisce una trasformazione per attivazione dell’esposizione solare, in colecalciferolo. La successiva attivazione renale forma la forma attiva il calcitriolo (Vit D3). Il rimanente 10% deriva dagli alimenti: pesci, uova, formaggi, burro.


         ■ La Vit. D regola molte funzioni dell’organismo: 

        ■ Controlla le difese immunitarie

        ■ Regola sonno, appetito e sazietà

        ■ Aumenta soglia del dolore

        ■ Il deficit genera l’osteoporosi

         ■ Malattie associate all’ ipovitaminosi D: 

        ■ Les, A.R., Fibromialgia

        ■ M. di Chron

        ■ Sclerosi a placche


L’Italia è il Paese europeo, insieme con Spagna, Grecia, con più soggetti con problemi di ipovitaminosi D, nonostante l’esposizione solare. Russia, Germania e Norvegia sono al primo posto tra quelle che stanno meglio in Europa. La dose giornaliera è circa 1.000 - 2.000 UI al giorno.


E’ una dieta solo per gli ammalati o può diventare la nostra moderna alimentazione?


Quest’alimentazione è indicata, non solo in chi ha problemi di peso, ma anche per coloro che sono affetti da diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, esiti d’infarto del cuore o ictus, acne, asma, colon irritabile, celiachia, intolleranze alimentari, emicrania e cefalea, psoriasi, artriti reumatiche. A volte anche fenomeni molto meno gravi (gonfiore addominale, eruttazioni, acidità, reazioni allergiche, eczemi, cellulite etc.) sono riconducibili a infiammazioni legati all’alimentazione. Il miglioramento dei sintomi sarà avvertito già dopo la prima settimana di trattamento.


I cambiamenti che si avvertono con questa dieta


Dopo qualche settimana dall’inizio dovrete avvertire:


    ■ Miglioramento della concentrazione mentale.

    ■ Sensazione soggettiva di benessere soprattutto al mattino.

    ■ Miglioramento della qualitá del sonno.

    ■ Scomparsa della sonnolenza di fine pasto.

    ■ Perdita dell’abitudine di dover ricorrere agli stuzzichini fuori pasto per fame.

    ■ Miglioramento della resistenza allo sforzo e del fiato. Ottima per chi fa sport.

    ■ Diminuzione dei dolori cronici articolari.


La dieta da sola è insufficiente: consigli per un sano stile di vita


Ecco alcuni consigli che vi sorprenderanno per la loro semplicità:


    ■ Mantenete un peso forma accettabile.

    ■ Fate un’alimentazione ricca in frutta e verdura, frutta secca, pesce, preferibilmente salmone o pesce azzurro, olio di oliva extravergine.

    ■ Limitate il consumo delle carni grasse, eliminate i grassi trans, consumate pochissimo latte e derivati.

    ■ Non fate uso di droghe, fumo, alcolici, troppo caffè.

    ■ Usate alimenti ricchi in sostanze antiossidanti, come polifenoli, rosveratrolo, presenti nel vino rosso, mirtilli, maqui.

    ■ Fate una regolare attività fisica di almeno 45 minuti al dì.

    ■ Ridurre lo stress è noto a tutti ma non sempre applicabile.

    ■ Fare una vita emozionale ricca di stimoli e pensieri positivi l’aiuteranno a ridurre lo stress tipico della nostra vita.

    ■ Ricorrete all’aiuto fornito dallo yoga, training autogeno, meditazione.

    ■ Regalatevi una buona dormita il più naturale possibile senza ricorrere a farmaci.


A chi rivolgersi in Italia per trovare un medico esperto in Dieta a Zona


In Italia è stata fondata nel 2005 un’associazione medica, senza fini di lucro, denominata Gerona2005 a tutela dei pazienti. E’ costituita da medici esperti di tutte le regioni italiane, con l’obbiettivo di divulgare i principi dell’alimentazione a “Zona”, secondo i fondamenti del dr. Barry Sears.


Evidenze scientifiche:


    ■ Effects of high‐dose fish oil on rheumatoid arthritis after stopping nonsteroidal antiinflammatory drugs clinical and immune correlates l M. Kremer MD, Kremer MD Lawrence PhD, F. Petrillo BS.

     ■  Arthritis Rheum. giugno 1994; 37 (6): 824-9. Effetto a lungo termine della supplementazione di acido omega-3 grassi in artrite reumatoide attiva. A 12 mesi, in doppio cieco, controllato. Geusens P 1 , Wouters C , Nijs J , Jiang Y , Dequeker J.

    ■ Analysing how to reduce the Access Barriers to Health Care for People with Chronic Diseases in Europe."

    ■ Le proprietà antiossidanti dei cibi greci e il contenuto di flavonoidi del menu mediterraneo.Autori: Vasilopoulou, E .; Georga, K .; Joergensen, MB; Naska, A .; Trichopoulou, A.

    ■ Joslin diabetes-linee guida-: http://business.highbeam.com/4796/article-1G1-31201668/joslin-diabetes-center-announces-new-nutrition-guidelines.

    ■ Differential Mucosal IL-17 Expression in Two Gliadin-Induced Disorders: Gluten Sensitivity and the Autoimmune Enteropathy Celiac Disease. Anna Sapone,a,b Karen M. Lammers,b Giuseppe Mazzarella,d Irina Mikhailenko,c Maria Cartenì,a Vincenzo Casolaro,b,e and Alessio Fasanob,*.


ATTENZIONE: se vuoi vedere la relazione video del Dott. Giuseppe Bova tenutasi al III° Meeting di Rimini dell'A.I.R.A. O.n.l.u.s. collegati alla Sezione "Filmati A.I.R.A. O.n.l.u.s." e buona visione..


Alimentazione - Dott. Giuseppe Bova (specialista in Reumatologia. Nutrizionista e diplomato in Omeopatia Classica.) 2014

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